L'ex magistrata, capa di gabinetto di via Arenula, spesso al centro delle cronache, ha dichiarato è necessario votare sì al referendum per «togliere di mezzo la magistratura». L’opposizione ne chiede le dimissioni. Il sottosegretario la bacchetta, il ministro minimizza: «Ha chiarito il suo pensiero»
L’intervento in materia di referendum della capa di Gabinetto ed ex magistrata Giusi Bartolozzi sta creando un terremoto politico.
La dirigente è stata in Sicilia – sua terra d’origine – durante il fine settimana e ha partecipato a un dibattito con il consigliere del Csm per il No, Marco Bisogni, poi è intervenuta alla televisione locale Telecolor.
Intervenendo in un dibattito con la senatrice Avs Ilaria Cucchi, la capa di gabinetto del ministero della Giustizia ha detto: «Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è pilot… sono plotoni di esecuzione. Plotoni di esecuzione». Cucchi aveva chiesto a Bartolozzi perché il governo «ha tutto questo interesse per il processo penale», quanto le maggiori criticità sono nel civile.
«Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie – ha risposto Bartolozzi – poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone». Poi l’attacco diretto alla magistratura.
Parole che alimentano lo scontro politico, Bartolozzi cerca di gettare acqua sul fuoco: «Ho partecipato a un'ora e mezza di trasmissione e fin dall'inizio ho precisato che la riforma è fatta in favore della magistratura per recuperare la credibilità, che purtroppo ormai è persa. Nel corso del dibattito tv ho più volte precisato che la gran parte dei magistrati sono eccellenti professionisti, che lavorano nel silenzio della aule e che non cercano ribalte. Solo una piccola parte, purtroppo quella correntizzata, governa però il sistema», ha dichiarato la capa di gabinetto all’Ansa.
Richieste di dimissioni
«Clamoroso e inaccettabile. Il ministro Nordio condivide?», domanda il capogruppo Pd in commissione Giustizia Federico Gianassi, che aggiunge: «Invitare in una trasmissione a “votare sì e togliere di mezzo la magistratura”, definendola “plotoni di esecuzione”, è un attacco diretto, deliberato e intollerabile all'autonomia e alla credibilità della giustizia italiana. Parole del genere da chi guida il gabinetto del ministero della Giustizia non sono semplici errori: sono un'offesa alle istituzioni e suonano come una minaccia all'integrità dello Stato di diritto. Chi ricopre un ruolo così delicato deve dimostrare fiducia nelle istituzioni e nel lavoro della magistratura. Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere. Se questa fiducia viene meno, l'unica scelta coerente è rimettere immediatamente il proprio incarico».
Anche per Luana Zanella, capogruppo Avs alla Camera, Bartolozzi deve dimettersi: «È andata in tv dicendo cose gravissime, ammettendo che lo scopo del referendum è colpire la magistratura. Lasci le istituzioni». E per il co-portavoce del suo partito, Angelo Bonelli, Bartolozzi «va immediatamente rimossa dal ministro Nordio, o sarà anche lui responsabile di questo clima di intimidazione nei confronti della magistratura».
«Meloni ha speso 13 minuti di video per nascondere quello che Giusi Bartolozzi, il Capo di gabinetto del ministro Nordio, padre della riforma, ha ammesso in tv in pochi secondi: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione”. Sentite con le vostre orecchie. Votiamo no al referendum salva-casta che serve solo a controllare politicamente la giustizia evitando inchieste scomode per chi è al potere», scrive sui social il leader M5S Giuseppe Conte.
Mantovano e Nordio
A intervenire questa mattina il sottosegretario all’Intelligence Alfredo Mantovano che su Radiouno ha dichiarato: «La frase della Bartolozzi è infelice, come lo stesso ministro Nordio ha sottolineato. Ma la cosa importante è esaminare il merito della riforma. Non si tratta di decidere la sorte del governo fino alla fine della legislatura ma di capire se le modifiche alla Costituzione siano condivise o meno dagli italiani».
Il ministro Nordio difende la sua capa di gabinetto: «Bartolozzi non deve dimettersi» perché “ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata. Sicuramente, come ho già detto, sono certo che si chiuderà con un’espressione che può essere stata interpretata in modo improprio, ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero», dice.
L’Anm: toni inaccettabili
La Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati ha denunciato il «livello inaccettabile» degli attacchi ai magistrati nella campagna referendaria ma ha ribadito che non risponderà per rispettare l'appello del Quirinale ad abbassare i toni. «In queste ultime settimane – si legge nella nota dell'Anm – abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a più riprese da esponenti politici, anche di altissimo profilo. L'appello all'abbassamento dei toni che è stato rivolto a tutte le parti in causa dalla più alta carica dello Stato era, e ancora di più oggi, è assolutamente opportuno. Per cui, anche se il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro Paese, continueremo a mantenere inalterata la nostra linea».
© Riproduzione riservata


