La sentenza d’appello sulla Trattativa, pur assolvendo gli ufficiali del Ros dall’accusa per la quale erano imputati, affronta in diversi passaggi la questione del dossier Mafia e Appalti e non usa parole tenere quando ricostruisce il loro modo di lavorare su quel rapporto: «Un discutibile modo di operare del gruppo di ufficiali che si strinsero sotto il comando del generale Subranni e dell’allora Col. Mori»
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa nuova serie sarà dedicata alla sentenza d’appello sulla “Trattativa”.
È l’estate del 1992, la Sicilia è già esplosa e l'Italia esploderà fra lì a poco.
Capaci è una voragine ancora fumante, Cosa nostra ha dichiarato guerra allo Stato. L’anno dopo proverà a portare quella guerra oltre l’isola, a Firenze, Roma , Milano.
Lo Stato reagisce. E dentro lo Stato c’è un apparato, un reparto speciale dei carabinieri, che decide di muoversi.
Gli uomini del Ros cercano un contatto con Vito Ciancimino, l’ex sindaco mafioso di Palermo, appena prima che torni in carcere. L’obiettivo (dichiarato dopo) è arrivare ai vertici di Cosa nostra, capire cosa sta accadendo, provare a fermare la stagione delle stragi.
Ci sono incontri segreti. Ci sono messaggi. Ci sono interlocuzioni che non passano dai normali canali dell’autorità giudiziaria. Chi abbia autorizzato davvero quella scelta resta una delle domande della nostra storia recente.
In ogni caso, alla fine del processo sulla cosiddetta trattativa Stato Mafia, tutti gli uomini del Ros – Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno – sono stati assolti in via definitiva dall’accusa di avere concorso nella minaccia allo Stato. La Cassazione ha chiuso quel processo escludendo la loro responsabilità penale.
L’assoluzione, però, non cancella automaticamente tutto ciò che accadde in quegli anni.
Dentro le pieghe di quel processo, c’è un’altra vicenda che affiora. Ed è proprio quella di Mafia e Appalti, oggi tornata prepotentemente alla ribalta grazie alle posizioni assunte dalla Commissione antimafia di Chiara Colosimo e dalle indagini della Procura di Caltanissetta.
Il Ros, fra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, era "entrato”’ in quel mondo opaco fatto di mafiosi, imprenditori e amministratori siciliani e italiani che si spartivano appalti e denaro pubblico. Aveva costruito un dossier che ha portato alla luce (ma non completamente) un sistema.
Eppure la sentenza d’appello sulla Trattativa, pur assolvendo gli ufficiali del Ros dall’accusa per la quale erano imputati, affronta in diversi passaggi la questione del dossier Mafia e Appalti e non usa parole tenere quando ricostruisce il loro modo di lavorare su quel rapporto: «Un discutibile modo di operare del gruppo di ufficiali che si strinsero sotto il comando del generale Subranni e dell’allora Col. Mori».
E ancora, i giudici della Corte d’Appello: «Una condotta poco rispettosa di regole e procedure o addirittura spregiudicata nello svolgimento delle attività info-investigative, nell’uso delle informazioni raccolte [...] e nella gestione delle fonti confidenziali, contrassegnata da un’opacità che andava ben oltre i limiti di autonomia e discrezionalità fisiologicamente intrinseci all’azione investigativa che si avvalga di questo genere di strumenti. Il tutto condito da insofferente alla sottoposizione alle direttive e al controllo dell’autorità giudiziaria».
È questa la nuova serie del Blog Mafie.
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