Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci della relazione della Commissione Antimafia della XVII Legislatura


La legge 19 luglio 2013, n. 87, ha istituito, per la durata della XVII legislatura, la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. In precedenza, nel corso delle legislature repubblicane erano state istituite, per legge, altre nove Commissioni parlamentari di inchiesta “antimafia”.

La Commissione si è costituita con l’elezione dell’ufficio di presidenza (presidente onorevole Rosy Bindi) nella seduta del 22 ottobre 2013 e ha inaugurato la propria attività svolgendo simbolicamente le prime due sedute della XVII legislatura a Reggio Calabria il 9 e il 10 dicembre 2013, con l’audizione del Ministro della giustizia e del Procuratore nazionale antimafia, e a Milano il 16 e 17 dicembre dello stesso anno, con l’audizione del ministro dell’Interno e del direttore della Direzione investigativa antimafia.

La Commissione ha inteso indagare il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel tessuto istituzionale e sociale del Paese in tutta la sua complessità, secondo le tradizionali modalità del lavoro d’inchiesta: le sedute della Commissione plenaria, le sedute dei quindici comitati di lavoro e le missioni, la prima delle quali è stata a Palermo.

A queste si è affiancata l’opera di acquisizione documentale che storicamente caratterizza l’attività della Commissione Antimafia e che anche in questa legislatura ha raggiunto numeri imponenti: alla data del 25 gennaio 2018 il numero complessivo degli atti d’archivio ammonta a 5.493 tra documenti (3.713), esposti (1.555) e anonimi (225), a cui si aggiungono i resoconti stenografici delle audizioni svolte in sede, sia nel plenum che nei Comitati, e di quelle svolte durante le missioni.

Peraltro, in un’ottica di massimo sforzo di valorizzazione della storia della Commissione, anche al fine di garantire pubblicità ai lavori svolti nelle passate legislature, l’archivio della Commissione ha parallelamente proceduto alla digitalizzazione – ai fini della futura pubblicazione – di tutti i resoconti stenografici della prima Commissione Antimafia (la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia), la cosiddetta “grande antimafia”, che fu istituita nel corso della III legislatura, con la legge n. 1720 del 1962, e che concluse i suoi lavori al termine della VI legislatura, nel 1976.

Con le medesime finalità di conservazione della “memoria viva dell’antimafia” e della sua divulgazione, la Commissione ha proceduto altresì alla ripubblicazione della “Relazione di minoranza a firma dei deputati La Torre, Benedetti e Malagugini e dei senatori Adamoli, Chiaromonte, Lugnano e Maffioletti, nonché del deputato Terranova”, presentata il 4 febbraio 1976 a conclusione dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia (Doc. XXIII n. 12) e alla pubblicazione di atti d’archivio ritenuti di un certo interesse storico.

A tale proposito, per esempio, la Commissione ha avviato la procedura per la declassificazione della relazione dell’Alto Commissariato antimafia, redatta nel 1989, avente a oggetto le indagini sulla cosiddetta “pista nera” relativa ai responsabili dell’omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella avvenuto nel 1980; sono stati resi disponibili atti d’archivio della Commissione sulla strage di Portella della Ginestra; si è proceduto, inoltre, alla pubblicazione di atti e documenti relativi all’omicidio Livatino, preceduti, nell’ambito della stessa pubblicazione, dal resoconto stenografico dell’audizione del 21 settembre 2016 del testimone oculare dell’omicidio del giudice, Piero Ivano Nava – ancora oggi sotto protezione e mai sentito prima nella sede parlamentare –, il quale rese possibile, con le sue dichiarazioni, l’immediata individuazione e la successiva condanna degli assassini (...); infine, in occasione del 25° anniversario delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, la Commissione ha assunto l’impegno di formare una raccolta di tutti gli atti relativi alle vicende processuali della stagione delle stragi di mafia, provvedendo a integrare il proprio patrimonio documentale sia con tutti gli atti, eventualmente mancanti, relativi ai processi già conclusi sia con gli atti dei processi a tutt’oggi ancora in corso.

L’attività svolta dalla Commissione in questa legislatura si è oggettivamente distinta per la particolare intensità dell’inchiesta parlamentare, molto superiore dal punto di vista quantitativo rispetto alle precedenti.

Sono state svolte 244 sedute in sede (il picco massimo era stato di 122 nella scorsa legislatura), 131 riunioni dei comitati di lavoro (con 174 audizioni) e 105 missioni 3 all’estero. Sono state approvate in tutto venti relazioni 4 , in Italia e dalle quali sono state tratte due proposte di legge – di riforma organica del codice antimafia e di riforma del sistema di protezione dei testimoni di giustizia – approvate definitivamente dalle due Camere e diventate entrambe legge.

I dati numerici derivano essenzialmente da un’impostazione del lavoro che alle audizioni istituzionali e alla consueta attenzione dedicata agli approfondimenti sulle regioni di tradizionale insediamento ha affiancato un’attività esplorativa di indagine sui mutamenti del fenomeno mafioso, la cui opera di infiltrazione nell’economia legale e in settori della società comunemente ritenuti immuni è sempre più mimetizzata e per questo più insidiosa.

L’inchiesta ha inteso esplorare tutti i settori “sensibili”, dunque ogni ambito politico, economico e sociale allo scopo di individuare i varchi di possibile contaminazione mafiosa, cercando di coinvolgere i soggetti pubblici e privati interessati e spingendoli a prendere consapevolezza dei rischi del fenomeno, spesso sottovalutato, specie in regioni nelle quali la percezione sociale del pericolo è ancora inadeguata.

Le mafie, infatti, hanno da tempo cambiato pelle e sono oggi caratterizzate da una mutazione che le rende sempre fedeli a se stesse ma anche in grado di accompagnare costantemente i cambiamenti della società, a livello locale e globale.

La Commissione, dal punto di vista del metodo di lavoro, ha seguito alcune linee guida caratterizzate dalla massima partecipazione e collaborazione istituzionale, nella convinzione che ciò possa contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di una maggiore efficacia nel contrasto alle organizzazioni criminali di tipo mafioso. Sono state sviluppate importanti sinergie istituzionali, nel merito e nei metodi di lavoro, sia attraverso qualificate collaborazioni sia attraverso la condivisione di strumenti operativi, in particolare con il Consiglio superiore della magistratura, con i Ministeri della giustizia e dell’interno, con la Banca d’Italia, con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, con la Polizia di Stato, l’Arma dei carabinieri, la Guardia di finanza e la Direzione investigativa antimafia. Senza tali fondamentali contributi sarebbe stato impossibile svolgere adeguatamente molti dei compiti istituzionali della Commissione di inchiesta.

La Commissione ha dunque portato avanti la propria funzione d’inchiesta politica svolgendo anzitutto audizioni ai massimi livelli istituzionali politici, amministrativi, giudiziari, dei servizi di sicurezza e delle forze di polizia.

Ha altresì sempre mantenuto viva l’attenzione sui temi economici, in particolare sui temi dell’impatto economico e sociale delle attività mafiose sul sistema produttivo nonché della verifica dell’adeguatezza della normativa sulla prevenzione e il contrasto delle varie forme di accumulazione dei patrimoni illeciti, del riciclaggio e dell’impiego di beni che rappresentino il provento delle attività della criminalità organizzata mafiosa.

Particolare attenzione, inoltre, è stata costantemente dedicata – soprattutto durante gli approfondimenti territoriali – alla dimensione sociale della materia, sia con riguardo ai familiari delle vittime di mafia sia con riguardo al mondo dell’associazionismo antimafia, antiracket e antiusura, senza dimenticare infine la speciale considerazione che la Commissione ha voluto riservare al ruolo e alla storia dei testimoni di giustizia.

Il rafforzamento del profilo politico-parlamentare dell’attività della Commissione, sviluppato, senza preconcetti e pregiudizi, con un intenso lavoro di ascolto degli attori istituzionali e delle tante associazioni in prima fila nella lotta alle mafie, ha consentito di coinvolgere pienamente nel lavoro di inchiesta tutte le forze parlamentari presenti in Commissione, anche di opposizione. Tutte le relazioni della Commissione sono state approvate sostanzialmente all’unanimità e, quando si sono manifestati, i pochi distinguo non hanno mai compromesso la basilare convergenza sull’impianto delle analisi e delle proposte.

Tale metodo di lavoro è stato ispirato alla massima condivisione, pur nella diversità delle posizioni e degli orientamenti presenti in Parlamento, ed è stato rivolto a tenere la Commissione il più possibile lontana da un’immagine conflittuale della politica nella lotta alle organizzazioni criminali; ciò è stato anche il frutto di una scelta programmatica di rivendicazione dell’autonomia e della specificità del ruolo delle istituzioni politiche nel contrasto alle mafie.

Si è ritenuto che la funzione di un organo politico, sia pure nella peculiare natura delineata dall’articolo 82 della Costituzione con i poteri che esso attribuisce alla Commissione, consistesse soprattutto in un’azione ispirata ai principi di libera determinazione delle finalità e di autonomia rispetto agli altri organi dello Stato e delle pubbliche amministrazioni, nel quadro di leale collaborazione istituzionale, in particolare nei confronti della magistratura.

La Commissione ha sempre seguito da vicino e con attenzione le inchieste giudiziarie e ha sempre preso atto, con rispetto, delle risultanze dei processi, ma al contempo non ha esitato, allorquando necessario, a esercitare in modo autonomo e indipendente, diretto e pieno tutte le proprie prerogative, che ricomprendono, come noto, i poteri dell’autorità giudiziaria.

La Commissione ha infatti proceduto direttamente alle indagini e agli esami, tanto nelle forme parlamentari quanto nelle forme giudiziarie proprie sia dell’attività giudicante sia di quella requirente, attraverso i mezzi di prova e i mezzi di ricerca della prova disciplinati dal codice di procedura penale, in base a quanto previsto dalla Costituzione e dalla legge istitutiva. In alcuni casi è parsa finanche necessaria una ancora maggiore responsabilità di chi è chiamato a riferire in Commissione attraverso l’assunzione in base all’articolo 4 della legge istitutiva della qualità giuridica di testimone, con il conseguente obbligo di “rispondere secondo verità alle domande che gli sono rivolte” (articolo 198 codice di procedura penale) e con le conseguenti responsabilità penali in caso di falsità o reticenza di chi depone come testimone davanti al giudice (articoli 372 codice penale e 207 codice di procedura penale).

Ciò è accaduto in particolare nell’ambito del filone di inchiesta sul rapporto tra mafie e massonerie, in cui la Commissione ha altresì deliberato l’adozione di un decreto di perquisizione e sequestro ai sensi degli articoli 247 e seguenti del codice di procedura penale, a fronte della reiterata indisponibilità degli interessati a collaborare con la Commissione.

Parimenti, la Commissione ha in più occasioni chiesto ausilio al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ai fini dell’accesso ai registri e alle banche dati di cui all’articolo 117 del codice penale limitatamente ai dati non coperti da segreto investigativo, nel quadro di una collaborazione quasi strutturale riconosciuta dal Consiglio superiore della magistratura; ciò è avvenuto in particolare nell’ambito delle attività connesse alle tornate elettorali nelle regioni e nei comuni che tornavano al voto dopo uno scioglimento o un accesso ispettivo per forme di infiltrazione e condizionamento mafioso.

Compito della Commissione non è infatti quello di sovrapporsi o di duplicare il lavoro svolto dalla magistratura o dalle forze di polizia, che svolgono un’attività straordinaria nella vita del nostro Paese, con risultati significativi e con cui la Commissione ha comunque mantenuto, nella chiara distinzione delle funzioni, un rapporto di leale confronto e di intensa cooperazione, a cominciare dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (DNA) e la Direzione investigativa antimafia (DIA).

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