Io questa materia non l’ho scelta. Me la sono trovata davanti quando è nata Sara. Pensavo che il mio compito di padre fosse aiutare Sara a entrare nel mondo. Con gli anni ho capito quante volte è stata Sara a costringere me a entrarci davvero
Vannacci dice che «non è mettendo uno studente disabile insieme agli altri che lo aiutiamo». Andrebbero separati e affidati agli specialisti, dice. Il problema è già tutto in quel verbo: aiutare. L’idea che nell’inclusione ci sia qualcuno che aiuta e qualcuno che viene aiutato presuppone due categorie: chi dà e chi riceve. I fortunati e gli sfortunati. Non funziona così. L’inclusione non è assistenza. È relazione. E una relazione, se è vera, non è mai a senso unico. A scuola non incontri “la dis