Il duplice omicidio di mezzo secolo fa – 27 gennaio 1976 – nella caserma Alkamar ricostruito ne L’ultima spiaggia. Il libro firmato da Lucio Luca raccoglie la testimonianza di un innocente che ha passato più di 21 anni in carcere e collega l’omicidio di due militari con l’uccisione di Peppino Impastato
In Sicilia ne abbiamo sempre sentito parlare come uno dei misteri più protetti. In passato abbiamo letto carte che non ci facevano capire nulla o, peggio, ci mandavano intenzionalmente fuori strada. Abbiamo (quasi) creduto a ricostruzioni sbirresche che nascondevano scorribande firmate da mafia e servizi segreti, boss e spie al servizio della "democrazia” in un'isola che, sino al crollo del Muro di Berlino, era strategica nello scacchiere mondiale.
Ma ascoltare dalla voce di un innocente che ha passato ventuno anni, due mesi e quindici giorni della sua vita in carcere, ascoltare la vittima di un'inchiesta pilotata per una strage che non ha commesso, fa molta impressione e trasporta in un vortice che risucchia non solo le trame di ieri ma anche quelle di oggi.
La strage è la ”strage di Alkamar”, abbreviazione militare di Alcamo Marina, due carabinieri giustiziati dentro una casermetta dopo un'irruzione notturna. Portone bruciato, l'esecuzione, furto di divise, armi, munizioni e – soprattutto – dei registri delle attività investigative delle ultime settimane. Era il 27 gennaio 1976, esattamente mezzo secolo fa.
La voce che ricorda l'intrigo è quella di Giuseppe Gulotta, muratore appena maggiorenne quando viene preso e diventa ufficialmente un assassino insieme a tre "complici” anche loro innocenti e ancora loro marchiati come terroristi di un fantomatico "Nucleo Sicilia Armata”, succursale delle più famose Brigate Rosse che in quegli anni stavano insanguinando l'Italia.
I legami
Tutta questa storia, con i fatti riportati minuziosamente proprio dal protagonista Gulotta, è ricostruita dal giornalista Lucio Luca nel libro L'ultima spiaggia, Alkamar la strage dimenticata e cinquant'anni di misteri italiani (Compagnia editoriale Aliberti, pagg 251, euro 18,90), un racconto che parte da quella notte sulla costa trapanese e passa attraverso l'omicidio di Peppino Impastato, l'agguato contro Mauro Rostagno, i campi di addestramento dei fascisti come Pieluigi Concutelli.
Sfiora anche i segreti dell'editore Francesco Cardella, guru della comunità Saman, amico di Bettino Craxi (fu proprio Cardella a mettergli a disposizione il suo aereo personale quando, nel 1994, l'uomo politico fuggì da latitante in Tunisia), legato secondo alcuni ai servizi segreti. Nomi e vicende che ruotano intorno alla Gladio, l'organizzazione paramilitare creata in Europa durante la Guerra Fredda per combattere e fermare i comunisti.
L’appuntato Salvatore Falcetta, trentotto anni, originario di Castelvetrano, e il carabiniere Carmine Apuzzo, diciannove anni, di Castellammare di Stabia, sono le vittime sacrificali di qualcosa e di qualcuno che voleva eliminare pericolosi testimoni.
Cosa avevano fatto e cosa avevano visto per fare quella fine? Una messinscena ben descritta nel libro di Luca sin dal momento che gli "assassini” vengono interrogati e torturati da una squadretta venuta da Palermo e guidata da un colonnello dell'Arma – Giuseppe Russo – poi ucciso nel 1977 dai Corleonesi di Totò Riina.
Confessioni estorte e ritrattate, estorte una seconda volta con un testimone, Giuseppe Vesco detto Pinu 'pazzu, trasformato in un temerario anarchico e in accusatore di tutti gli altri ragazzi che servivano come colpevoli. La fine di Vesco era segnata: l'hanno trovato morto nell'infermeria del carcere di Trapani, impiccato.
Nonostante non avesse una mano, si sarebbe arrampicato su per una grata e avrebbe stretto forte il lenzuolo intorno al collo, per poi lasciarsi andare. Il pentito di mafia Vincenzo Calcara svelerà molto tempo dopo: «A “suicidare” Giuseppe Vesco sono stati due agenti di custodia..».
In questo libro ci sono personaggi che ritornano, che s'inseguono da una stagione siciliana all'altra. Se dopo la strage di Alkamar in caserma c'era il colonnello Russo, a Cinisi meno di due anni dopo entra in scena contro il "terrorista” Peppino Impastato il colonnello Antonino Subranni che di Russo era il vice.
I mafiosi di Tano Badalamenti uccidono il giornalista ribelle e i carabinieri lo danno in pasto alla stampa come un bombarolo, una morte causata da un "incidente sul lavoro”: stava mettendo un ordigno sui binari della Palermo Trapani. Un'altra impostura, un altro depistaggio. Lucio Luca rilancia un dettaglio non da niente per farci capire i collegamenti fra il massacro della casermetta di Alcamo Marina e l'omicidio di Peppino Impastato.
Subito dopo l'uccisione dell'attivista di Cinisi i carabinieri entrano nella sua abitazione e la svuotano, sequestrano tutto, perfino gli spilli. Dopo qualche mese restituiscono ogni documento e ogni oggetto alla famiglia tranne un fascicolo: dentro c'erano gli appunti di Peppino sulla strage di Alkamar.
Tantissimi anni dopo un carabiniere presente a quei violenti interrogatori confessa come sono state strappate le confessioni. Si rifà il processo, l'"assassino” Gulotta torna libero ma la verità sulla strage nella casermetta ancora non si conosce. È perduta nele viscere della Sicilia.
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