Nel Documento conclusivo dell’Indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario condotta dalle Commissioni finanze e tesoro delle Camere si indica il sistema duale come modello di riferimento per la prossima riforma dell’Irpef. Appare utile capire in che cosa consista e che cosa potrebbe comportare la sua effettiva adozione.

Il sistema duale

Il sistema duale si basa sulla netta separazione dei redditi da lavoro (intesi in senso lato: lavoro dipendente o da pensione, ma anche, con le specificazioni di cui si dirà, redditi da lavoro autonomo o da attività imprenditoriale) dagli altri redditi della persona e in particolare dai redditi da capitale. Per i primi prevede una tassazione progressiva, con un’aliquota effettiva che cresce al crescere del reddito.

Per gli altri redditi, invece, il sistema duale prevede una tassazione proporzionale: interessi, dividendi, plusvalenze, ma anche affitti, rendite e redditi figurativi (quelli derivanti dal mero possesso) del capitale dovrebbero essere tassati a una percentuale fissa, tendenzialmente vicina alla più bassa tra le aliquote progressive ma soprattutto indipendente dagli altri redditi della persona.

Il duale privilegia le ragioni dell’efficienza rispetto a quelle dell’equità.

Includere i redditi da capitale nell’imposta personale e sottoporli a tassazione progressiva non sarebbe efficiente né in linea teorica (perché i redditi da capitale sono sono già stati tassati e verranno tassati nuovamente come consumi futuri, e non esiste una ragione teorica solida per differenziare le imposte tra le diverse tipologie o livelli di consumo) e neppure fattibile da un punto di vista pratico, perché nell’economia finanziarizzata e globalizzata è molto difficile ricondurre i redditi da capitale mobiliare ai singoli individui e quindi sottoporli a tassazione progressiva.

I problemi del duale

Queste caratteristiche del modello duale hanno portato alla sua fortuna sia tra gli accademici sia presso molti governi (specie quelli dell’Europa del Nord) che vi si sono ispirati per realizzare diverse riforme a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso.

Tuttavia, il modello duale non è scevro da problemi, il principale dei quali è che, sottraendo alla tassazione progressiva i redditi da capitale, tipicamente concentrati tra i ricchi, il livello di equità dell’imposta si riduce rispetto ad un’ipotesi in cui tutti i redditi personali sono sottoposti a tassazione progressiva (cosiddetto modello del reddito-entrata).

Inoltre, è difficile applicare il modello duale ai redditi cosiddetti misti, dove il reddito conseguito è ottenuto sia dall’impiego del capitale sia dal lavoro diretto del contribuente: è il caso delle attività economiche condotte da lavoratori autonomi e imprenditori individuali.

In linea teorica una parte di questo reddito – corrispondente al cosiddetto rendimento normale del capitale – dovrebbe essere tassata con l’aliquota prevista per i redditi da capitale e la parte eventualmente eccedente dovrebbe essere tassata con aliquote progressive.

Il duale e la riforma dell’Irpef

I redditi da capitale mobiliare e immobiliare sono nella quasi totalità già sottratti alla progressività dell’Irpef e sottoposti a tassazione proporzionale. E’ proporzionale anche la tassazione applicata a poco meno della metà dei lavoratori autonomi e degli imprenditori italiani, in base al cosiddetto regime forfettario, con aliquote del 5 o del 15 per cento.

In questo senso, quindi, una forma di dualità esiste già in Italia, dove il modello del reddito-entrata non è mai stato realizzato e la progressività si è concentrata in via quasi esclusiva sui redditi da lavoro dipendente e da pensione.

Tuttavia, le aliquote dei diversi regimi sostitutivi di tassazione del reddito da capitale non sono uniformi: si va dallo 0 per i redditi immobiliari figurativi (infatti la prima casa non è tassata se non in ipotesi particolari) al 26 per cento per interessi e dividendi da titoli privati passando per il 12,5 per cento applicato ai redditi da titoli di stato, al 20 per cento applicato ai rendimenti dei fondi pensione. Inoltre,  non è previsto alcun trattamento ad hoc per i redditi misti.

L’effettiva realizzazione di un sistema duale, quindi, potrebbe comportare cambiamenti sensibili nella struttura dell’imposta e, per quanto paradossale possa sembrare, anche un aumento di progressività effettiva rispetto ai livelli attuali.

Saranno i principi della legge delega e, ancora di più, la loro concreta attuazione a determinare la reale portata riformista dell’adozione del modello duale.

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