l’analisi

Il pluralismo è il vero nemico dei nazionalisti

Dietro alle formule di riduzione del pluralismo, c’è l’idea che la pluralità sia una minaccia per lo Stato, e che come tale vada combattuta. Laddove la soluzione è quella di non lasciare il conflitto sociale fuori dai palazzi ma portarlo in Parlamento – con l’allargamento del suffragio, che, da strettamente censitario, diventa gradualmente universale (almeno maschile) – il modello statuale non regge all’urto, si rivela impreparato, cede per le infiltrazioni del pluralismo, e – in molte esperienze – deflagra in esperienze illiberali, se non totalitarie

È da quando esiste che lo Stato deve fare i conti con il problema del pluralismo. “Stato” – già nella grammatica: è un participio passato – nasce per contenere, per fissare; da qui i suoi elementi tradizionali: territorio, popolo, sovranità; è un progetto politico che non regge la crepa della eterogeneità, della diversità, del plurale. Sin da quando nasce, dopo le guerre di religione, questo «male necessario» – come lo direbbe Maritain – si presenta come identità nazionale: «Una d’arme, di lingu

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