Questa settimana i media di tutta Italia e gran parte di quelli internazionali, dal Guardian alla Bbc, hanno rilanciato i video pubblicati da Domani sui pestaggi della polizia penitenziaria ai danni di detenuti indifesi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il 6 aprile 2020.

Lo scandalo è stato grande, la reazione delle istituzioni proporzionata, la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha fatto sapere ai giornali di essere anche molto turbata.

C’è però un altro scandalo in questa vicenda, che dovrebbe indignarci almeno quanto i pestaggi: il fatto che ci sia voluto quasi un anno perché qualcuno si preoccupasse delle violenze subite dai detenuti di Santa Maria Capua Vetere.

Il primo articolo di Nello Trocchia su Domani è del 28 settembre 2020. Per quasi dieci mesi Nello ha continuato a seguire questa storia, della quale sapevamo ormai tutto: abbiamo raccontato il pestaggio, le prove fabbricate dalla polizia penitenziaria per depistare, le coperture istituzionali, le bugie raccontate in parlamento dal sottosegretario Vittorio Ferraresi per conto dell’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Abbiamo scritto tutto, ci mancava soltanto il video, del quale pure avevamo rivelato l’esistenza. E a nessuno interessava.

Tolti i soliti Radicali e la galassia di associazioni e attivisti che si occupano di detenuti, ai grandi giornali, alle televisioni, alle testate internazionali e alla politica non fregava assolutamente nulla. Tanto erano carcerati, forse se l’erano meritata una bella lezione, un po’ come i 13 morti nelle rivolte del carcere di Modena del marzo 2020: se fossero rimasti tranquilli sarebbero ancora vivi, se la sono cercata. Questo l’atteggiamento generale.

Per fortuna, dopo l’ordinanza del giudice Sergio Enea che ha autorizzato le misure cautelari per 52 persone, un po’ di attenzione è tornata sul caso. E il video recuperato da Nello Trocchia ha fatto il resto.

Ma dovrebbe inquietarci tutti, anche noi a piede libero, che in Italia il rispetto dello stato di diritto e della Costituzione sia garantito soltanto dalle telecamere di sorveglianza.

Senza un video, gli abusi non interessano a nessuno. E l’indifferenza rende complici.  

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