Il commento

L’Ia divora libri (e menti): il “piacere del testo” è rimasto a pochi lettori

Oggi è facile accusare di tutto lo smartphone e i suoi compari digitali. Non c’è dubbio che l’enorme quantità di tempo che bambini, ragazzi, adolescenti e adulti passano sui piccoli schermi abbia contribuito a rimodellare il loro rapporto col leggere e il libro: si legge, ma in un modo diverso, con continui salti, interruzioni, interstizi e ogni altro tipo di rumore. Ma il declino della cultura del leggere è cominciato molti anni fa

Su Domani si è già discusso dei risultati della ricerca Ocse PISA 2025, che rileva ogni tre anni le competenze in matematica, scienze, lettura e altri ambiti di tre milioni di quindicenni in più di novanta paesi. Il punteggio medio di studenti e studentesse italiani è 474, poco al di sopra della media Ocse (fissata a 461 punti): ciò significa che non conoscono il significato delle parole, non sanno collegare le frasi, non vedono gli impliciti. Insomma, non capiscono o capiscono poco. È un risult

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