La precisazione del presidente del Senato su un passaggio dell’articolo di Domani che ricostruisce la matrice di quella strage e i rapporti dell'asse eversivo tra P2 e neofascisti che portarono all'eccidio
Gentile direttore,
nell’articolo del Domani pubblicato oggi, domenica 2 agosto, dal titolo “L’asse eversivo tra P2 e neofascisti che voleva demolire la democrazia” si legge tra l’altro che “Il 4 agosto 1980 il Msi presenta in Senato la richiesta di proclamazione dello stato di emergenza, tra i firmatari Ignazio La Russa. Identica è la linea del Corriere della Sera diretto da (…)”.
Premesso che in quel contesto lo stato di emergenza era una ipotesi largamente condivisa proprio per bloccare qualsiasi strategia eversiva, penso che lo avrei sicuramente firmato. Tuttavia (e spiace contraddire il disinformato giornalista del Domani), benché facessi politica da anni e avessi ruoli nel MSI, nel 1980 non mi ero ancora presentato ad alcuna elezione.
Solo nel 1992, da affermato penalista, decisi di candidarmi alla Camera dei deputati dove fui eletto. Ma voglio lanciare un salvagente allo sfortunato articolista: la firma di un La Russa al Senato effettivamente c’era. Era quella del senatore Antonino La Russa, mio padre.
Grazie per la cortese pubblicazione.
Risponde l’autore dell’articolo, Davide Conti:
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ragione. Il “La Russa” citato nei documenti parlamentari era il padre Antonino e non Ignazio. Me ne scuso con gli interessati e i lettori.
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