Ogni generazione ha il suo battesimo politico, e di solito lo racconta con un certo orgoglio. Io compivo sedici anni esatti il 9 giugno del 1991, il giorno in cui l’Italia andò a votare per abolire la preferenza plurima nelle elezioni della Camera. Cosa c’era in quel voto? Il populismo in nuce? O forse almeno anche una minima illusione, il desiderio di riappropriarsi delle istituzioni, un civismo all’altezza di un pianeta sempre più interconnesso?
Ogni generazione ha il suo battesimo politico, e di solito lo racconta con un certo orgoglio: chi ha votato per il divorzio nel 1974, chi ha difeso la 194, chi ha visto chiudere i manicomi con la legge Basaglia, chi ancora prima aveva battagliato e poi gioito per il referendum tra monarchia e Repubblica. Noi nati a metà anni Settanta, ci siamo ritrovati a subire quella che venne spacciata per una rivoluzione della politica e che invece ancora oggi somiglia a quello che è: una diatriba per il pot