- Sarebbe retorica dire che è l’occasione per la sinistra per tornare a parlare di lavoro e al lavoro, perché il quadro in cui si inserisce il ruolo che avrà il ministro del Lavoro Orlando è molto più frastagliato.
- Da un lato c’è la pandemia che detta buona parte dell’agenda tra gestione del blocco dei licenziamenti, delle persone che hanno perso un lavoro e che non lo trovano e la gestione di alcuni capitoli del Recovery Fund.
- Il trovarsi all’interno di un governo eterogeneo con una forte guida che difficilmente lascerà eccessivi spazi di autonomia a un ministero che porta nel suo nome è una delle principali problematiche che devono essere affrontate.
Non sono tempi normali per chiunque debba occuparsi di lavoro. Non lo sarebbero anche senza la pandemia. Per questo il compito di Andrea Orlando, vicesegretario del Pd e nuovo ministro del Lavoro, non sarà affatto semplice. Dopo due governi in cui il ministero del lavoro era nella mani del Movimento Cinque stelle, che ha nel frattempo espresso anche i vertici di Inps e Anpal, il ministero di via Veneto torna al Partito democratico. L’ultimo parlamentare Pd in quella posizione fu Cesare Damia


