Aderire alla campagna per garantire alla femminista Melandri un vitalizio per i suoi «meriti eccezionali» è un gesto necessario di gratitudine: Lea va ringraziata per quanto ha insegnato a tutte noi sul corpo e il potere, l’amore e la violenza, la politica e la vita
Ho piantato fiori nel deserto e come un contadino impazzito ho aspettato che i sassi mettessero radici e gli alberi generassero frutti senza terra»: così scriveva Lea Melandri, nel 1989, in una pagina di diario raccolta nel libro Alfabeto d’origine. Non so se quelle righe esprimessero un sentimento momentaneo di sconforto, o invece l’orgoglio di un’impareggiabile tenacia, di certo però restituiscono l’immagine vivida di una figura di spicco del femminismo italiano che, nella sua vita, non ha mai

