Trentadue anni fa, il 27 gennaio 1994, venivano arrestati i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, centro propulsore dello stragismo terroristico-eversivo che ha insanguinato il Paese nel triennio 1992-1994. Le ombre sono ancora tante, che impatto avrà il nuovo assetto previsto per il pubblico ministero dalla riforma voluta dalla maggioranza di governo?
Trentadue anni fa, il 27 gennaio 1994, venivano arrestati i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, centro propulsore dello stragismo terroristico-eversivo che ha insanguinato il Paese nel triennio 1992-1994.
Venivano bloccati mentre si trovavano ai tavoli del ristorante “Gigi il Cacciatore”, che si trovava in via Procaccini, a Milano. Erano in compagnia delle fidanzate, poi sposate in carcere. Con loro c’erano Giuseppe D’Agostino e Salvatore Spataro, che provenivano da Palermo. Quella che lo stesso Giuseppe Graviano aveva definito una «copertura favolosa» si era sfarinata e, quel 27 gennaio, all’improvviso era saltata.
Le indagini che abbiamo svolto, nel più stretto riserbo, sulle stragi eseguite nelle città di Roma, Firenze e Milano – tese a condizionare la politica legislativa affidata al parlamento e al governo – solo di recente hanno consentito di scoprire chi l’ha fatta saltare, fornendo lo spunto investigativo, e di individuare uno dei perché.
Si è trattato di uno sforzo investigativo che ha consentito di fare passi in avanti nella ricerca della complessa causale sottesa a quegli episodi stragisti, che si è snodato attraverso l’acquisizione di notizie conservate in ambienti istituzionali, che si è potuto concretizzare in virtù di un pubblico ministero indipendente in grado di effettuare direttamente le investigazioni senza vincoli di sorta.
L’arresto dei Graviano è avvenuto in un torno temporale caratterizzato da instabilità istituzionale, nel quale Cosa nostra aveva deciso deliberatamente di compiere l’attentato che avrebbe dovuto essere il più grave dell’intera campagna stragista degli anni Novanta, allo scopo di favorire l’affermarsi di nuovi centri di potere, e ha coinciso con la fine dello stragismo voluto da Cosa nostra.
Vuoto di potere
Il 13 gennaio 1994 – e, dunque, quattordici giorni prima – il governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi (che per la prima volta nella storia repubblicana vedeva la partecipazione di ministri provenienti dal Partito comunista, attuando così il compromesso storico) si era dimesso. Il 16 gennaio 1994 il presidente della Repubblica aveva sciolto le Camere.
Si era creato un vuoto di potere. E in queste condizioni il 23 gennaio 1994 veniva eseguito l’attentato (che fortunatamente non riusciva) in via dei Gladiatori, a Roma, diretto a colpire massivamente carabinieri che si muovevano a bordo di un pullman, all’uscita dallo stadio Olimpico, in aderenza alla tempistica fissata da Giuseppe Graviano. Il 27 e il 28 marzo 1994 erano previste le elezioni politiche, a seguito delle quali un nuovo assetto di potere si era affacciato.
La ricerca della verità
Ancora oggi l’arresto dei fratelli Graviano conserva delle zone d’ombra, la cui rimozione potrebbe aiutare a individuare ulteriori responsabili delle stragi che hanno avuto interessi convergenti con quelli preminenti di Cosa nostra e a capire perché lo stragismo si è fermato e l’attentato allo stadio Olimpico non è stato replicato.
Mi chiedo se il nuovo assetto previsto per il pubblico ministero dalla riforma voluta dalla maggioranza di governo in fase di attuazione sia in grado di far proseguire il difficile cammino proteso alla ricerca della verità.
Potrà il pubblico ministero, sempre più gerarchizzato al suo interno, isolato e scorporato dalla magistratura giudicante, contrariamente a quanto avevano previsto i padri costituenti all’interno di un sofisticato equilibrio di poteri voluto da tutte le forze politiche; potrà il pubblico ministero, indirizzato verso una cultura diversa rispetto a quella della giurisdizione, sottoposto a nuovi organi chiamati a vigilare sul suo operato, anche sul piano disciplinare, esercitare il proprio controllo di legalità e indagare con la medesima efficacia del passato nei confronti dei garanti del potere mafioso appartenenti al mondo della politica, della finanza e delle istituzioni?
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