La versione in prima serata di Storie di donne al bivio, che per l’occorrenza apre a tutti i generi e si fa Storie al bivio, ha un solo scopo. Raccontare Matteo Salvini nella sua dimensione, citando le parole perentorie della conduttrice, «rigorosamente intima e privata»
«Lei è l’uomo del ponte», dice Monica Setta a Matteo Salvini. Si parla della grande capacità del ministro di ricucire i rapporti, scurdammoce ‘o passato simmo ‘e Pontida paisà. «Eh, speriamo», risponde titubante il vicepremier, lo sguardo è di chi probabilmente già sa.
Il tempismo non proprio eccelso di questa metafora sentimentale e infrastrutturale cade giusto in concomitanza con i guai della Lega dalle parti dello Stretto. Ma non siamo qua per parlare di politica: la versione in prima serata di Storie di donne al bivio, che per l’occorrenza apre a tutti i generi e si fa Storie al bivio, un Belve con più glitter e meno graffi, ha un solo scopo. Raccontare Matteo Salvini nella sua dimensione, citando le parole perentorie della conduttrice, «rigorosamente intima e privata».
Tra un immancabile elenco e una stangata al Milan scopriamo allora che il leader del Carroccio ha guardato la serie di Zerocalcare e gli è piaciuta, che il primo film visto al cinema con la compagna Francesca Verdini è Dumbo, che lei quando si conoscevano da poco gli ha regalato una bottiglia di mirto – e la mente torna a quel suo lungimirante tweet del 2013, «Ginepro, assenzio, limoncello e ora... sereni al volante con Vasco!» – che il suo difetto peggiore è essere un po’ musone e che per lui Ultimo è «tanta roba».
Ma il momento più interessante del colloquio rigorosamente intimo e privato andato in onda sulla televisione di Stato è quando Salvini dice che il peggior insulto che abbia mai ricevuto è quello di chi lo taccia di essere uno che non lavora. Non chi gli dà del razzista o del fascista, dice, su questo genere di offese si può anche soprassedere. È l’accusa di nullafacenza che proprio non gli va giù, ammette su una poltrona tempestata di brillantini, la stessa dove poco prima sedevano Francesca Pascale e poi Iva Zanicchi.
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