Securitas, in latino, viene da sine cura: senza preoccupazione

Sicurezza non era solo ordine e polizia. Così è stata distorta una bella parola

Negli anni Novanta Rudolph Giuliani fa di New York la vetrina mondiale della cosiddetta tolleranza zero, mentre gli Stati Uniti costruiscono il più grande sistema carcerario della storia. Loïc Wacquant parla di passaggio dallo Stato sociale allo Stato penale: il carcere come gestione della marginalità prodotta dallo smantellamento del welfare; Jonathan Simon di governare con il crimine, la paura come principio ordinatore della politica. Vi fischiano le orecchie?

Qualche tempo fa ero stato coinvolto da alcuni studenti nell’organizzare un dibattito su “la scuola come spazio sicuro”. I ragazzi intendevano ragionare sulla possibilità di sentirsi al sicuro nei loro contesti: poter parlare esponendosi, senza sentirsi giudicati o aggrediti. Ma il termine “sicurezza” era ambiguo: evocava invece, per molti, controllo, telecamere, disciplina se non repressione. Oggi nel discorso pubblico abbiamo lo stesso problema: un’identificazione tra sicurezza e ordine polizi

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