Non serve una nuova guerra contro i cellulari. Uno schermo può trasformare una persona in un’immagine; l’educazione deve compiere il percorso contrario, ricordando che dietro quell’immagine esiste un corpo che può essere ferito e una conseguenza che non scompare quando la diretta finisce
Un ragazzo di tredici anni entra a scuola con due coltelli e uno spray urticante. Prima dell’aggressione prepara anche un telefono per riprendere la scena. Poi entra in classe, spruzza lo spray sul volto della sua insegnante e la colpisce. A fermarlo è un compagno. È accaduto a Roma, in una scuola media di Centocelle. È proprio quel telefono, però, a rendere questa storia diversa da una semplice esplosione di violenza scolastica. Non basta chiedersi perché un tredicenne possa arrivare ad aggredi