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La violenza come modello, se i giovani imitano i potenti

I disordini di questi giorni sono una lotta di classe senza consapevolezza di classe: una rabbia reale, che nasce da disuguaglianze e abbandono, ma non individua gli strumenti collettivi per cambiare le proprie condizioni

I disordini di sabato e domenica a Milano non si possono liquidare con una condanna della violenza e qualche parola d’ordine sulla legalità. Dire che è inutile serve se siamo disposti a capire perché viene esercitata e quali condizioni la alimentano. Comprendere non significa mai giustificare. I modelli proposti mostrano che i risultati si ottengono con la violenza, il sopruso, la prevaricazione. Tutto è consentito, compreso il genocidio di un popolo che l’Occidente non è stato capace di fermare

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