Il festival del cinema

Al cinema, con il cinema dentro il cinema (o il teatro): il meccanismo narrativo che domina Cannes

Una scena di Coward di Lukas Dhont (courtesy Festival del cinema di Cannes)
Una scena di Coward di Lukas Dhont (courtesy Festival del cinema di Cannes)
Una scena di Coward di Lukas Dhont (courtesy Festival del cinema di Cannes)

L’arte non basta più a sé stessa, si fa contenitore: i titoli in competizione sono pieni di set, spettacoli, tutta una mise en abyme. In forme diverse, il meccanismo c’è pure in La bola negra di Calvo&Abossi e in Coward di Dhont. Notre Salut è la mosca bianca

Cannes  – Ars Gratia Artis, proclama il logo Metro Goldwin Mayer, l’arte per l’arte. Il ruggito del leone suona a conferma della mission. Chissà se è tempo di allungare il motto: Ars Gratia Artis Gratia Artis. Stando al concorso cannese ormai agli sgoccioli, l’arte non basta più a sé stessa. Ha bisogno di farsi contenitore di altra arte. È ridicola la quantità di titoli della competizione imperniati sulla mise en abyme, espressione medievale codificata da André Gide per la letteratura. Senza azz

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