LA PARABOLA DELL’ARTISTA

Criptica, politica e impegnata. C’è bisogno di Kim Gordon

Anche nel suo terzo disco da solista, uscito a giugno, la sua anima sperimentatrice non ha perso nulla del suo smalto: in In Play me c’è la critica verso la fascinazione pericolosa per la tecnologia, c’è la critica a Trump e Musk, ci sono canzoni che non rassicurano ma interrogano

L’inizio è suadente. Un jazz avvolgente, raffinato, su cui si innesta la voce profonda, a metà tra cantato e parlato. Subito, al secondo brano, il disco cambia volto: i suoni elettronici, l’andatura hip hop, che poi proseguendo crescono in volume e distorsione. È un ritorno, quello di Kim Gordon, che sorprende per la capacità di andare, di nuovo, dritta al punto, di incorporare elementi inaspettati e di scrivere testi personali e politici. Brani brevi, attorno ai due minuti, che l’attenta produz