Parliamo ancora di TikTok. Per capire cosa c’è dentro. Anche se abbiamo più di quindici anni. Leggo sul Guardian una piccola storia istruttiva e divertente con cui possiamo dividere in due il mondo. E non tanto tra Cina e Stati Uniti, ma piuttosto tra quelli che sono ossessionati da un lama che balla sulle zampe, molto sexy, immerso nella luce satura di un deserto rosso, manco il videomaker fosse Antonioni, e quelli sopra i quindici anni, che non hanno un account su TikTok, ma hanno capito che qui si gioca la guerra digitale e politica del futuro. Una guerriglia semiologica che accade tra coreografie (ne avrete viste anche voi di ragazzine danzare sensualmente per strada mentre si riprendono con l’aifone) sketch e canzoncine. Per una versione digitale, virale e postmoderna, del vecchio Karaoke: quello di Fiorello ai tempi del codino, prima che diventasse un intellettuale molto apprezzato anche a sinistra.

TikTok è un social network cinese, nato nel 2016, diffuso in 155 paesi, utilizzato soprattutto da utenti che hanno tra i quindici e i vent’anni. Facciamo un po’ di storia. Facebook, usato ormai solo dalle mamme per pubblicare gli album di vecchie fotografie e dagli editori per noiosissimi dibattiti sui libri in tempo di distanziamento che ai festival e alle presentazioni i posti sono contingentati e bisogna prenotarsi, è del 2004. YouTube del 2005, Twitter del 2006, Instagram del 2016. (La Bbc, la più antica radio del mondo, è del 1922, la tv in Italia nasce nel 1954, la stampa a caratteri mobili in Europa nel 1455, agili menti cinquecentesche tra Venezia e Padova, Manuzio e Bembo, e a Rotterdam, Erasmo, inventano il libro in formato pocket.) E a proposito di pocket, ora gli editori, anche quelli anziani, s’affannano a scartabellare gli account TikTok con più followers, vere comunità di fedeli, dove le musers, perché prima TikTok si chiamava Musical.ly, cantano senza sosta e danzano inesauste. Da lì i fenomeni editoriali di Iris Ferrari e di Elisa Maino che rendono nostalgica archeologia quello di Sofia Viscardi, roba ancora da youtuber.

Ma non perdiamo altro tempo e vediamo insieme chi sono i 5 più famosi tiktoker in circolazione nel mondo:

Charli D’Amelio @charlidamelio USA 81,1 mln di follower;
Loren Gray @lorengray USA 42,9 mln di follower;
Zach King @zachking USA 42,2 mln di follower;
Addison Rae @addisonre 38,3 mln di follower
Riyaz @riyaz.14 India 37,8 mln di follower.

I cinque profili italiani più seguiti sono:
Luciano Spinelli (7,7 milioni), il più seguito.
Kessy&Mely (5,6 milioni)
Marco Cellucci (5,5 milioni)
Elisa Maino (5,3 milioni)
Virginia Montemaggi (4,8 milioni) che ha 17 anni.


Ancora più piccola è Marta Losito, sedicenne che spopola con i video in cui balla. Si è conquistata una fetta consistente di follower: 3,9 milioni di fan. Un’altra è Maryna, 28enne torinese specializzata in video parodie e imitazioni con 1,2 milioni. Un podio al femminile, insomma, anche se non mancano tiktokers italiani famosi di sesso maschile. Tra questi, dopo Spinelli, spiccano l’ex fidanzato di Marta Losito, Valerio Mazzei, 2,3milioni, Edoardo Esposito (in arte Sespo), con 2,1 milioni di fan che seguono le sue challenge e parodie.

Matteo Salvini ha 315mila followers, Ghali 636mila, Chiara Ferragni 3milioni, Gianluca Vacchi 5,9 milioni, Elettra Lamborghini 1,3 milioni, Taylor Mega, che a metà settembre ci racconterà tutte le sue verità nel suo libro per Mondadori La bambina non c’è più, 589 mila, l’Inter 409 mila, la Juve 802 mila, Montemagno 102mila, le Gallerie degli Uffizi 46,9 mila.

La figata di TikTok è che si possono registrare video e sincronizzarli con un brano musicale, su cui ballare e cantare. Mix semiotico geniale di ballo, musica, sketch, gif, effetti sonori, filtri, adesivi che dà la possibilità di creare clip divertenti in cui scatenare la fantasia. Spopolano soprattutto i doppiaggi di film famosi e parodie, ma le challenge (le sfide social) sono diventate un grande tormentone. TikTok dice di sé stesso: la nostra mission è ispirare la creatività e portare allegria. TikTok ha sedi in tutto il mondo, tra cui Los Angeles, New York, Londra, Parigi, Berlino, Dubai, Mumbai, Singapore, Jakarta, Seul e Tokyo.

Torniamo al lama che balla. Prima dovete vederlo e ascoltarlo.

La canzone di Miel Pops è diventata un fenomeno di internet, che si riversa dai regni del profondo TikTok nel mainstream e diventa uno strano inno per un tempo sconosciuto. Anche la geopolitica si complica perché sullo scacchiere, come nei vecchi film sulla Guerra fredda, qui arrivano i Russi, perché tutto nasce da un remix acustico di un jingle pubblicitario di cereali russo. È una melodia orecchiabile, un po’ ossessiva, cantata in russo, che è esplosa in popolarità sull’app. È stata utilizzata su più di un milione e mezzo di video. Questo lama russo è stato visto più di 85 milioni volte ed è amato dagli utenti Gen Z.

Poi c’è anche un divertente disguido filologico. Perché l’account che ha caricato il video del lama ha ipotizzato che la canzone dichiarasse l’amore per il pane, interpretando erroneamente le prime parole come “mi pan”, che in spagnolo o in italiano ricorda “il mio pane”. L’errore semantico ha fatto proliferare migliaia di video con persone che ballano, agitano e baciano pagnotte di pane. Il carboidrato sbagliato. La canzone parla in realtà di un popolare cereale da colazione russo, Kellogg's al miele.

Proviamo allora ad addentrarci nello strano mondo del deep TikTok. Lo trovate alle etichette alt o elite TikTok. È una strana sottosezione dell’app dove le immagini sono sovrasature, rosso, blu elettrico, verde acido o virate al viola, le canzoni sono distorte e tutta la logica, cartesiana, proposizionale e pure di TikTok, viene ulteriormente gettata al vento.

Si tratta di una ribellione cromatica e (un po’) controculturale contro le forme e le modalità dell’estetica delle tradizionali stelle della app: adolescenti bianchi, ben illuminati, sempre nella stessa inquadratura, etero, fighi, magri biondi con gli occhi azzurri come la Ferragni, convenzionalmente attraenti, sempre in vacanza, sempre allegri, che offrono, sullo sfondo di set da riccanza ben inquadrato, danze seduttive e ossessivamente ripetitive su refrain pop.

Di contro: fiction radicali con animazioni perturbanti generate in 3D dal computer, cgi tridimensionali e sgrammaticature senza senso con l’applicazione di filtri dai colori saturi e profondi ai video, come nei video d’arte e negli spot, forte contaminazione con i format pubblicitari e la loro estetica da videoclip. Qui non sono tutti ricchi e belli e non sorridono sempre.

Il neo-punk digitale del TikTok profondo, di cui il lama Miel Pop è un buon esempio.

Questa canzoncina ha trasceso il TikTok profondo e anche TikTok stesso. Migliaia di persone stanno twittando sulla melodia, con millennial e anche qualche Gen X. La tendenza ha affascinato internet per più di una settimana ed è tanto inspiegabile quanto divertente.

Ma d’altra parte, in un anno in cui il senso è collassato, è davvero così sorprendente che una canzone senza senso abbia catturato l’immaginazione collettiva?

“Voglio trovare un senso a tante cose/ Anche se tante cose un senso non ce l’ha”, sbaglia la coniugazione con grazia punk il grande rocker.

Per esempio: Trump e il leader cinese Xi Jinping che ne pensano del lama russo? Che sia forse una spia da neo Guerra fredda?

(Foto LaPresse)

© Riproduzione riservata