Non sono un’ingenua. Quando la bici è entrata nella mia vita capitolina sapevo che sarebbe stata una quotidiana guerra non tanto con la razionalità ma con la ciclabilità. Ma l’Urbe rimane un posto ostile per chi si muove con quel mezzo: tanto per ragioni urbanistiche quanto per ragioni antropologiche
La saggezza popolare non mi assiste. Pochi detti risultano incisivi quanto «hai voluto la bicicletta, e ora pedala», ma posso assicurare che a pedalare ci sto provando eccome. Se solo non ci fossero tutte quelle buche per strada che sembrano portali per l’emisfero australe, se non ci fossero i sanpietrini dislocati che se ne prendi uno male la ruota si incastra e Dio ti assista, se solo le piste ciclabili non si interrompessero ogni cinquanta metri, a voler essere generosi con le lunghezze, per