Gatto Pernucci di Juta performa, più che una vera e propria identità di personaggio, un meta-personaggio, un dispositivo per l’azione. Non c’è una vera trama (e nemmeno è necessaria) in questo graphic novel, che, fingendo di narrare le gesta di un personaggio a partire dalla sua scomparsa (un intenzionale paradosso narrativo), segue stati emotivi, memorie e storie di alcuni personaggi
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Intorno alla figura di Gatto Pernucci succedono cose un po’ cringe: appartenenza o abbandono di cerchie sociali, piccoli incidenti domestici, indesiderati racconti identitari tra sconosciuti, crisi di coppia con relativi tentativi di soluzione, micro-frustrazioni che strutturano la base del consumismo delle cose e degli affetti. Forme di validazione sociale, aspettative rispetto al proprio stile di vita. Gatto Pernucci di Juta (Coconino, 2024) performa, più che una vera e propria identità di personaggio, un meta-personaggio, un dispositivo per l’azione: procede in profondità e articola lo sviluppo dei rapporti, il confronto con l’io, il ragionamento sull’oggi. Gatto Pernucci è una lente sull’epoca, entro la quale si innescano e disinnescano le conseguenze di comportamenti individuali e collettivi, si assumono scelte, si intrecciano pensieri, giungono a maturazione processi generazionali.
Non c’è una vera trama (e nemmeno è necessaria) in questo graphic novel, che, fingendo di narrare le gesta di un personaggio a partire dalla sua scomparsa (un intenzionale paradosso narrativo), segue stati emotivi, memorie e storie di alcuni personaggi - senza moralismi, né la pretesa di una spiegazione logica e composta.
Quando Gatto Pernucci è in scena, viviamo tutti un certo solenne disagio, anche se ci sforziamo (ed è qui tutta la tenerezza che l’autore prova verso l’umano) di non darlo a vedere, soprattutto davanti a lui. Un pretesto, anche, per fare scrittura consapevole: quella scrittura che riflette sulla tradizione stessa della scrittura, innovando formule assodate e risultando in un tono medio all’insegna della brevità e della sottrazione.
Lungi dall’offrire un’accomodante interpretazione univoca è una lettura che si fa attraversare con scioltezza e che si presta ad essere interrogata, una volta terminata. Come del resto fanno tutte le opere degne: inquietarti, più che rassicurarti. A tratti anche cringiarti.
Che c’entra Gatto Pernucci col cibo? Al di là delle diverse situazioni culinarie evocate - incentrate sul piacere non privo di apprensione, obblighi ed etichette dell’ospitalità - Juta introduce tramite la situazione narrativa della cucina di diversi dessert (tutti immangiabili) un’alienatissima dimensione cosmica: un ciclo continuo di impasto di torte a partire da torte stesse, precedentemente preparate - una meta-torta allegorica di come vanno il mondo, i rapporti, l’identità, la vita.
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