Delle testimonianze di quel 7 ottobre 2023, giorno in cui si è intensificato il conflitto tra Israele e Hamas, c’è una storia che è riuscita a penetrare profondamente la società israeliana. È quella di Rachel Edri, o di “Rachel di Ofakim”, una signora di 65 anni che il giorno dell’attacco delle milizie di Hamas, insieme al marito, David, ha tenuto testa a cinque soldati per 19 ore prima dell’arrivo dell’Idf. Come? Con tè, caffè, coca zero e biscotti, quelli che aveva preparato in vista dello Yom Kippur appena passato.

«Ho chiesto loro se volevano del tè e dei biscotti, e loro mi hanno detto “portali”», racconta in un video pubblicato su TikTok e ripreso da La7. «Gli sono piaciuti molto – continua – e poi ho chiesto loro di insegnarmi l’arabo, e io avrei insegnato loro l’ebraico. Un po’ volevo corromperli, ma questa gentilezza fa anche parte della mia natura».

Dopo l’intervento dell’Idf, la storia di Edri si è trasformata in una parabola forte per la società israeliana, di lei hanno realizzato murales e magliette dove imita le pose di supereroine dei fumetti. E qualcuno, visto un contratto che ha firmato con una nota firma di talent, si aspetta di vederla presto testimonial per qualche marca di biscotti.

Un frame di Super Power Rachel

In tempo record, “Rachel di Ofakim” è entrata a gamba tesa nella cultura popolare. E a celebrare tale incoronazione c’è anche un videogioco: Super Power Rachel, realizzato dal team indipendente XanderNT. Inquadratura laterale e somiglianze notevoli con il Super Mario di casa Nintendo, così Edri attraversa i lunghi livelli del gioco, sconfiggendo i miliziani e sostituendo, a fine percorso, la bandiera di Hamas con quella di Israele. Ma nel linguaggio videoludico, dove il conflitto è spesso risolto attraverso un combattimento di qualche genere, che sia muscolare o mediato da armi bianche o da fuoco, qui tale scontro è invece rappresentato con il “prodotto” di punta di casa Edri.

Una Rachel Edri tutta colori e pixel lancia quindi i biscotti dello Yom Kippur contro i guerrieri di Hamas, che “colpiti” afferrano il dolcetto e lo divorano in pochi bocconi, per poi scomparire. Questi rispondono con la coca zero, e le tazze di caffè bollente sono i checkpoint dove è possibile salvare i propri progressi.

Pattini, bombolette spray, chiavi e melograni

Diversi videogiochi prodotti in quest’ultimo anno di conflitto tra Israele e Hamas – che ha visto morire quasi 1200 israeliani e più di 46mila palestinesi ed è ora arrivato a un accordo sul cessate il fuoco – elaborano, infatti, con modalità decisamente più interessanti anche il concetto di “scontro” insito nel videogioco, e nella guerra. Quasi come a ripudiare la violenza, senza però, negarne l’esistenza. Distaccandosi quindi da alcuni titoli esplicitamente sionisti e pro-Hamas, che della guerra fanno invece una narrazione più propagandistica.

Un frame di Palestine Skating Game

In questi giochi, il discorso si sposta invece su un altro piano, in grado di cogliere sfumature più sottili, e di mostrare anche una certa apertura. Come il racconto della resistenza palestinese all’apartheid fatta da Palestine Skating Game, una lotta di bombolette spray, graffiti e roller blade contro l’Idf. Il videogioco, realizzato da un team sparso in giro per il mondo tra Usa, Gaza, Libano ed Egitto, si ispira al classico Jet Set Radio per Dreamcast e ripropone alcuni dei più famosi scenari di Gaza e del West Bank, ricostruiti in 3D. Come il Walled Off Hotel di Bansky, ad esempio, cioè l’albergo di Betlemme con la vista «peggiore al mondo», direttamente sull’alto muro di confine che divide Israele dalla Cisgiordania.

Cinque donne contro l’esercito israeliano, un modo per il leader del progetto, di aiutare la popolazione palestinese da Brooklyn. Mentre, grazie alla eco ottenuta dai primi trailer (il titolo al momento è ancora in fase di produzione), il team di Palestine Skating Game è riuscito anche a raccogliere fondi per far scappare da Gaza una loro sviluppatrice, Doaa, la cui famiglia è stata uccisa durante un raid aereo dell’esercito israeliano sulla città di Khan Yunis, nella Striscia.

E poi c’è Pomegranates, una breve avventura grafica ambientata a Gaza, nel futuro, ricostruita, prospera, ma ricordando i bombardamenti, la fame, i morti. Una storia che ruota attorno a un albero di melograno, un frutto diffuso in Medio Oriente, caro alla popolazione palestinese come agli israeliani. Altri oggetti del gioco hanno significati specifici, come la chiave, ad esempio. Questo è il simbolo della Nakba, cioè l’esodo palestinese durante il 1948, anno in cui ci fu la guerra civile e la fondazione dello stato di Israele. Molti palestinesi, costretti ad andarsene dalle proprie case, hanno tenuto con loro la chiave, nella speranza di un ritorno.

Dittatore in fuga

Durante le proteste di Tel Aviv contro Netanyahu, il 23 settembre del 2023, un famoso cartello recitava “dictator on the run”, cioè “dittatore in fuga”. Per il modo con cui il primo ministro israeliano stava calpestando la democrazia per spingere la sua riforma della giustizia. Le proteste continuano tuttora, e la spaccatura tra colonialismo ortodosso e progressismo in quel di Israele si sta facendo sempre più incolmabile.

Un frame di Bibi run

Questa noncuranza di Benjamin Netanyahu nei confronti dell’opinione pubblica è ben rappresentata dal videogioco Bibi Run, un titolo, realizzato ad agosto 2023 dal piccolo team israeliano di Sunbird Studio, in cui il primo ministro scappa durante le proteste di Tel Aviv, schiacciando i manifestanti che chiedono il rientro degli ostaggi e la fine della guerra.

Alcuni cartelli recitano: “No democracy with occupation” (nessuna democrazia con l’occupazione, ndr) o “Brothers in arms”, il nome di un gruppo di ex soldati dell’Idf contrari alla controversa riforma della giustizia. In alcuni punti del gioco, Bibi “cavalca” addirittura suoi colleghi di gabinetto come il ministro ultraortodosso Itamar Ben-Gvir, utilizzandolo come “ariete”.

«Netanyahu sta continuando a ignorare le proteste e l’enorme opposizione pubblica, portando avanti la sua riforma giudiziaria», spiega Sunbird Studio a Domani. «Bibi Run inizialmente non parlava della guerra, ma lo abbiamo aggiornato. Per mostrare che, nonostante la guerra, Netanyahu ha continuato a ignorare la volontà del popolo, compresi quelli che chiedono di riportare a casa le famiglie rapite del 7 ottobre».

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