Cultura

Al guilty pleasure non si comanda: il prigioniero è un bel polpettone

Amenábar si incarica del coming out postumo di Miguel de Cervantes. In modo sideralmente diverso da La bola negra. Nei cinque anni di prigionia dello scrittore ad Algeri alla fine la vera gabbia da cui evadere è quella dell’omofobia spagnola

Alejandro Amenábar si incarica del coming out postumo di Miguel De Cervantes. È la ragione primaria per cui Il prigioniero (El cautivo) ha collezionato hater in Spagna e la ragione per cui invece merita simpatia. Riscatta il film dalla banalità della origin story di maniera. Parliamo di un Amenábar lontanissimo dai suoi gotici di culto (Apri gli occhi, 1997, The Others, 2001), meno autore e più artigiano da mainstream. Sideralmente distante però anche dal pretenzioso baraccone queer allestito da

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