La narrazione che ha trasformato il 26enne arrestato per l’omicidio del Ceo di United Healthcare Brian Thompson in una sorta di Robin Hood svela alcuni aspetti spiacevoli della nostra cultura. La sanità privata è una brutta cosa, ma non verrà riformata da un programmatore con la pistola
Da fan del relativismo morale e da persona che finirà tormentata dagli insetti nel girone infernale degli ignavi, tra le citazioni che mi ritrovo a fare più spesso c’è quella di un vecchio pezzo di stand up di Louis CK – che, a proposito di relativismo morale, sono andata a vedere due volte a teatro, entrambe post Me Too.
È una delle sue gag più famose, si può recuperare su YouTube cercando Of course, but maybe. «È ovvio che se stai combattendo per il tuo paese e vieni ferito è una tragedia, ma forse se prendi su un’arma e vai a sparare a un altro popolo non è poi così strano che ti possa succedere» dice mentre elenca una serie di pensieri buoni e cattivi indissolubilmente legati nella sua testa. «Certo che i bambini allergici alle noci vanno protetti e il loro cibo deve essere controllato scrupolosamente, ma forse se toccare una nocciolina rischia di ucciderti è destino che tu muoia».
Ci ho ripensato in questi giorni, mentre l’internet impazziva per Luigi Mangione, il giustiziere per niente mascherato che il 4 dicembre scorso ha ucciso l’amministratore delegato di United Healthcare, azienda americana di assicurazioni mediche, ed è stato arrestato pochi giorni dopo in un McDonald’s con ancora l’arma del delitto addosso. Nella settimana successiva all’omicidio e all’arresto, mentre i meme si moltiplicavano a profusione, l’opinione un tanto al chilo più diffusa sembrava essere sempre quella: of course uccidere è sbagliato, but maybe le assicurazioni sanitarie americane se la sono cercata.
L’illusione del Robin Hood
A corroborare la solidità di questa posizione c’è il fatto che Mangione è giovane, figo e fotogenico, mentre l’unica foto in circolazione di Brian Thompson, il Ceo che Mangione ha fatto fuori a Manhattan prima di darsi alla fuga, fa pensare a tutto ciò che c’è di sbagliato nel mondo. È facile leggere la questione in chiave romantica e squisitamente narrativa: Mangione è Robin Hood, un ribelle dalla parte dei giusti, un paladino ferito determinato a correggere il mondo in cui vive a tutti i costi, anche della propria libertà. Ha gli addominali da copertina di un Harmony, la faccia pulita di chi non può farsi crescere la barba neanche volendo, una storia di sofferenza fisica che legittima la sua vendetta. È ricco, ma non sfrutta il proprio privilegio.
Che sia o meno un picchiatello non ci interessa più di tanto, quello che l’internet fa meglio è plasmare la realtà, più che interpretarla. «Non ci posso credere, ci ho scopato quando vivevo a New York» si affretta a scrivere Caroline Calloway, scrittrice-influencer americana che più di altre si fregia di incarnare lo spirito del tempo.
I contenuti sulla vicenda imperversano e Mangione ci mette pochissimo a diventare un mito. Nella gloriosa e inarrestabile memizzazione del personaggio, ci si dimentica di tutta una serie di cose – che è un ingegnere informatico (il meno sexy tra gli ingegneri), che è troppo ricco per incarnare un messia marxista in maniera credibile, ma anche che ha ammazzato una persona a sangue freddo – tale è il bisogno di eroi contemporanei per una generazione quasi completamente priva di ideali politici.
Questo pensierino illuminato viene prodotto dal mio computer portatile da più di mille euro, realizzato grazie allo sfruttamento di non so quale operaio sottopagato, mentre una stampa situazionista della faccia di Karl Marx mi guarda dal muro davanti al divano. Nei suoi occhi colgo una punta di disgusto.
L’individualismo
Ma a ben guardare Mangione è molto meno leader della rivolta (quale?) di quanto ci piacerebbe credere. Dall’esegesi ossessiva dei suoi profili social che si è svolta in questi giorni è possibile evincere che fosse in effetti piuttosto confuso su vari argomenti, come spesso i ventiseienni sono. Anticapitalismo e progresso tecnologico, Ivy League e Joe Rogan. Non è nemmeno un Unabomber bonazzo, o un Gavrilo Princip del Maryland, ma più probabilmente è solo uno a cui hanno fatto uno sgarbo e ha agito per sé stesso, e questa espressione estrema e feroce dell’individualismo più sfrenato è molto più Zeitgeist della favola del principe dei ladri che ammazza i ricchi per curare i poveri.
C’è qualcosa di perverso nella soddisfazione che talvolta traiamo dalla morte dei ricchi, lo sapevamo già grazie alla vicenda del Titan, il sommergibile in missione per esplorare il relitto del Titanic che un anno e mezzo fa implose nelle profondità del mare, con cinque miliardari a bordo. A nessuno è dispiaciuto più di tanto, come penso che pochi nel 1789 si siano dispiaciuti che a Maria Antonietta fosse stata tagliata la testa.
Ma se nel mezzo della rivoluzione francese posso immaginare un certo fervore, c’è qualcosa di stonato e profondamente ridicolo nel carrozzone barricadero da divano che vediamo sfilare in questi casi contemporanei.
Perché gioire della morte di un signore di cui fino a l’altroieri ignoravamo l’esistenza? È presumibile che Thompson non fosse una bravissima persona, basta guardare quel suo ritratto per immaginarselo come minimo a ridere delle sventure altrui sdraiato su un letto di soldi, ma a noi in fondo che cosa ce ne frega? Non ci troveremo comunque tutti inseguiti dallo stesso sciame di api? Of course la sanità privata è una brutta cosa, but maybe non verrà riformata da un programmatore con la pistola.
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