La suburbanizzazione dell’estetica cittadina crea una monocultura della classe media, con i bar che servono bevande troppo costose, i ristoranti esili piatti pagati a caro prezzo e i negozi e brand promettono comunità e unicità ma in maniera omogena e asettica. Questa desolazione dello scenario urbano è ciò che tendiamo a chiamare “gentrificazione” che è solo una parte di un più grande sistema di forze economiche, sociali e politiche che influenzano oggi la città.

Vecchi e nuovi suffissi in -ismo e -zione, come il capitalismo e la turistificazione, definiscono i fenomeni che rendono i poli urbani sempre più inquinati, costosi, spietati, in poche parole difficili da abitare, tanto da cambiare il nostro modo di «essere» e «stare» in città.

Abitare la città è difficile

Già 13 anni fa lo scrittore Vincenzo Latronico si domandava: «Quanti fallimenti ci vogliono perché delle colombe si trasformino in falchi?». Il mondo per lui si divide in falchi e colombe: quelli che, cioè, tendono a massimizzare il proprio profitto a scapito dell’altro, e quelli che preferiscono cooperare anche a costo di rimetterci.

La Milano di oggi è ancora quella di cui si parla nelle pagine de La cospirazione delle colombe (Bompiani). La ristampa del libro arriva in un momento in cui le città stanno affrontando problemi simili, rendendo la narrazione più attuale che mai.

Le speculazioni descritte trovano un parallelo nelle odierne dinamiche di mercato, oltre alla crisi economica (perenne) e la gentrificazione che sono sempre più le direttrici della città, oltre alle rivalità e gli attriti. Queste forze condizionano i due personaggi principali che rappresentano due gruppi ben presenti nel centro meneghino: quelli convinti di meritare ciò che desiderano grazie al loro impegno e talento e quelli che si aspettano di riuscire per via della ricchezza e dell’influenza della famiglia.

La città fantastica

In un’ex tipografia riconvertita in galleria d’arte ad Arzignano, in provincia di Vicenza, tra passato e presente c’è chi prova a indagare l’idea di città.

Ad Atipografia fino al 14 settembre è possibile conoscere e toccare con mano la ricerca, la costruzione e la sperimentazione della “città fantastica”, progetto che il pioniere Piero Fogliati immaginava in risposta al progressivo dilagare del fenomeno dell’urbanizzazione e al suo impatto sull’ambiente e sul paesaggio.

Per lui il disegno assumeva una valenza progettuale e la scultura dai tratti ingegneristici diventava il momento di realizzazione dell’utopia. La struttura urbana è la protagonista indiscussa dell’universo creativo dell’artista piemontese, che allo sviluppo tecnologico pervasivo rispose immaginando una città ideale dove ogni unità artificiale interagisse con l’elemento naturale, come gli ermeneuti e i fleximofoni capaci di correggere e filtrare i rumori cittadini, o il liquimofono un congegno in grado di generare musica liquida, e quindi in grado di riprodurre il rumore dell’acqua.

In un’epoca in cui le città si stanno espandendo e ridefinendo, la sua eredità ci invita a considerare un approccio equilibrato, dove l’innovazione non sacrifica il benessere, ma la integra armoniosamente nel tessuto urbano.

Storia e innovazione

La mostra “Gae Aulenti (1927-2012)” alla Triennale a Milano (Foto Ansa)

Le città moderne sono infatti in costante evoluzione, plasmate da nuove tecnologie, cambiamenti sociali e visioni architettoniche innovative. Un esempio emblematico di come l’architettura può influenzare e rispecchiare tali trasformazioni è il lavoro di Gae Aulenti, una delle figure più significative del design e dell’architettura del XX secolo.

La mostra monografica “sulla Gae” alla Triennale di Milano, fino al 12 gennaio offre un’opportunità unica per riflettere su come le sue opere abbiano contribuito a ridisegnare il paesaggio urbano integrando una visione futuristica con il rispetto per il contesto storico delle città.

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L’approccio di Aulenti si distingue per la capacità di trasformare edifici esistenti e spazi urbani in luoghi di incontro culturale e sociale, mantenendo un equilibrio tra innovazione e preservazione del patrimonio. Questa filosofia è particolarmente rilevante nel contesto delle odierne trasformazioni urbane, dove il bisogno di modernizzazione deve confrontarsi con la necessità di conservare l’identità storica delle città.

Ad esempio, per il progetto di ristrutturazione della Gare d’Orsay Gae Aulenti ha trasformato una vecchia stazione ferroviaria in un museo di fama mondiale, dimostrando come l’architettura possa riqualificare spazi obsoleti in nuovi centri di attrazione culturale creando anche nuovi punti di riferimento per la comunità.

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Le città vivono di emozioni

Parte dell’«atmosfericità» della città deriva naturalmente anche dalla sua qualità architettonica, da una disposizione d’animo, da un’intonazione sentimentale dello spazio edificato, da una sorta di schema spaziale introiettato fin dall’infanzia come abitabilità, come spiega Tonino Griffero nel suo libro Atmosferologia: Estetica degli spazi emozionali (Mimesis, 2010).

La ​​mostra “ATMOSFERICA. Stagioni e temperamenti” alla Fondazione Zegna, vicino a Biella, si fa carico di ciò per raccontare la volontà di indagare le modalità in cui si forma l’affettività umana in relazione all’ambiente che ci circonda, e come l’impatto di uno sviluppo non sostenibile, che ne altera ritmi ed equilibri, si riflette anche sulla nostra sfera percettiva ed emotiva.

Il progetto scaturisce dalle numerose visite dell’artista Rebecca Moccia a Casa Zegna, polo archivistico e museale, e all’Oasi Zegna, il territorio di 100 km quadrati che circonda l’omonimo lanificio, voluto e creato da Ermenegildo Zegna all’inizio del secolo scorso come modello di coscienza sociale e ambientale.

Il lavoro dell’artista parte dal nostro rapporto con gli oggetti e la loro natura estrinseca. Il fatto che quasi sempre si preferisca il legno alla plastica è di certo per la sua atmosfera, per la sua capacità di evocare la vita, la pace, venendo da un albero. Allo stesso modo i tessuti alterano le nostre percezioni.

I tessuti adoperati in mostra con le loro diverse sfumature e caratteristiche fisiche modellano l’ambiente attraverso moduli di forme scultoree che disegnano zone intime e spazi in cui sostare. Tra le opere esposte ci sono anche quelle realizzate in collaborazione con il laboratorio di Manifattura Tessile della Comunità di San Patrignano: arazzi tessuti a mano che giocano con i colori e i materiali per restituire simbolicamente il rapporto fisico tra luoghi, corpi e temperature.

Le opere con i loro materiali “vivi” subiscono il tempo, il passaggio delle stagioni, il buio e la luce, dimostrando come ciò possa influenzare il nostro modo di “esserci”.

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