Di cultura woke, cioè di attenzione analitica ai meccanismi materiali che ci fanno pensare come pensiamo, non ce ne vuole di meno ma di più; le sue non sono esagerazioni da mitigare ma piuttosto mancanze da denunciare, perché ogni fideistica semplificazione è mancanza (di contesto)
È bastato che la politica politicante (prima negli Usa, naturalmente) prendesse posizione per far balzare di colpo sul proscenio una questione che da almeno dieci anni inquietava l’orizzonte intellettuale: la cosiddetta “cultura woke”, che da noi è arrivata soltanto di striscio, ha avuto un rinfresco di visibilità perché come sempre la politica porta i nodi al pettine. Qualcuno del sedicente “campo largo” ne ha preso le distanze, il Pd tace o trama nell’ombra; ma intanto questi nodi si sono indu