Quattro volte me (Adelphi), scritto alla fine degli anni Venti del Novecento, è rimasto inedito per quasi un secolo. Una narratrice senza nome segue il percorso di vita di tre figure femminili. Con una lingua che che dimostra che il nodoso lambiccarsi sull’evanescenza del sé, così tipico della cultura mitteleuropea del tempo, per le donne era un lusso
Come in un giallo estivo di fine Ottocento, con quel gusto d’altri tempi, in cui il ritrovamento di un manoscritto poteva ancora conquistare l’apertura di un giornale, un romanzo è riemerso a Nottingham dalle casse metalliche coperte da una trapunta nel soggiorno della famiglia Dunmore. Si tratta di Quattro volte me, scritto da Maria Lazar alla fine degli anni Venti del Novecento. Proveniente da una famiglia ebrea assimilata e progressista della Vienna benestante e formatasi al celebre Mädchengy

