È difficile rileggere l’Eneide senza pensare alle migliaia di persone che a luglio hanno tentato di raggiungere a nuoto Ceuta. Enea è «profugo per volere del fato» ed «esule» è la parola che apre la sua vicenda. Il poema di Virgilio racconta uno dei motori trainanti della storia: perdere il proprio mondo, portarne con sé i resti e cercare altrove la possibilità di ricominciare
- Questo articolo è tratto dal nostro mensile Finzioni, disponibile sulla app di Domani e in edicola
Alla fine di luglio, decine di migliaia di persone hanno tentato di raggiungere a nuoto Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa del Marocco. Molti erano giovanissimi. Si sono gettati in mare con salvagenti, camere d’aria, bottiglie di plastica legate al corpo; alcuni non sapevano nuotare. Più di 80 sono morti nelle acque che separano l’Africa dall’Europa, annegati o schiacciati nella calca. Dei corpi recuperati, solo pochi sono stati velocemente identificati. Gli altri sono stati sepolti nel cimit