1937 – 2026

Pizzi fotografava le miserie. Ma amava tutti i suoi soggetti

Pigiava la tastiera del suo archivio, a caso apparivano Sandra Milo con un quintale di aragoste ancora vive, Andreotti con il boccone, le fauci spalancate di Paolo Cirino Pomicino e di Gianni De Michelis, Vittorio Emanuele di Savoia che faceva il trenino attorno a un tavolo. È stato testimone del teatrino della Seconda Repubblica, ma senza mai giudicare 

La prima volta che ho lavorato con lui, fine estate 2002, ero appostato sotto il portone dello studio di Cesare Previti, quando all’ora del tramonto vidi da solo entrare l’avvocato-deputato Niccolò Ghedini, con un fascio di carte sottobraccio. Era in discussione alla Camera una delle tanti leggi ad personam del governo Berlusconi che dovevano salvare Previti e il suo capo dai processi. Quella visita di Ghedini in via Cicerone, con il favore delle tenebre, era la prova di quello che si sospettava