Si chiama nayt perché è una storpiatura di notte, che è una parte di midnight, che è la traduzione di Mezzanotte, che è il suo vero cognome. Già questo piccolo filotto di salti mentali fa capire che William (ecco il suo nome di battesimo) ha tutto un mondo dentro. E lo si ritrova in alcune delle sue canzoni più note.

“Da zero”, del 2021 (piena era Covid), è ad esempio semplicemente una canzone d’amore, che rivela però un disagio esistenziale: «Ho paura delle donne, dei serpenti e dell’amore / Che poi alle volte sembrano uniti dallo stesso filo / La paranoia non lascia, a volte decide il destino / Io dalla noia mi sfascio forte, mi uccide il respiro».

Sembra venire da un altro pianeta rispetto a “Gli occhi della tigre”, del 2019, un pezzo post-adolescenziale, che alterna rabbia e malinconia e in cui rifila una frecciatina a Ultimo: «Quando scrivo penso a quello che ha vinto Sanremo / Poi mi manca Primo / Bravi sì, a fare business, sembra che vi abbia comprati Disney / Preferisco stare con una mistress / Che vederti sopra il mio display».

Prima che

Alla fine a 31 anni, compiuti lo scorso novembre, nayt (che si scrive rigorosamente in minuscolo) è finito lui a Sanremo e dovrà fare i conti con le aspettative di chi ne misurerà la coerenza. “Prima che” racconta il tentativo di mostrarsi nel modo più sincero possibile, senza sovrastrutture.

Ed è quindi una sorta di sfogo, in cui si intuisce un poco di sindrome dell’impostore e di mancanza di autostima: «Fissare il muro e stancarsi / Trovare un buco e saltarci / Io non credo a chi mi chiama / Credo abbia sbagliato nome / Io non credo a chi mi ama, di più, / Non credo abbia valore / Perché in tutta questa roba che c’ho addosso mi confondo».

In più di un’intervista ha ammesso una certa sensibilità, che è il motore della scrittura. E che dimostra comunque una certa personalità, maturata attraverso una gavetta che è un po’ più strutturata rispetto ad altri che fanno parte del cast di quest’anno (senza fare nomi, ovviamente).

Chi è nayt

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Nato a Isernia nel 1994 ma romano d'adozione, William Mezzanotte ha forgiato il proprio stile tra le strade della capitale, muovendo i primi passi nel rap già a 16 anni con il brano “No Story”. Il suo percorso è indissolubilmente legato al sodalizio con il produttore (e amico) 3D (Davide D'Onofrio).

Attraverso la trilogia degli album Mood, Doom e Habitat, ha trasformato l'hip hop in uno strumento di analisi generazionale, toccando temi come la salute mentale e il conflitto sociale.

A Sanremo non arriva dunque come un esordiente, ma come un autore underground in cerca della sua prova di maturità, per una volta con tutti i riflettori puntati addosso.

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