Il capo della Commission of Fine Arts ha proposto di sostituire le colonne ioniche del portico nord della dimora presidenziale americana con colonne corinzie. Dietro l’abbandono della mediocritas vitruviana c’è un rinnegamento di quello che sapevano i padri fondatori: un presidente non è un re, il suo non è un palazzo ma la casa del popolo
Rodney Mims Cook Jr., nominato a gennaio da Donald Trump a capo della Commission of Fine Arts, ha proposto di sostituire le colonne ioniche del portico nord della Casa Bianca con colonne corinzie—lo stesso tipo utilizzato nella nuova mastodontica sala da ballo trumpiana in costruzione sul sito della defunta East Wing. Per i tirapiedi del tycoon, non basta accodarsi ai desideri del capo; bisogna anticiparli. E si sa che a Trump piacciono le colonne corinzie, basti pensare a quelle dorate—pacchianissime—della sua Trump Tower. Ma assecondare il capriccio del capo, anticiparlo, non vale come argomento.
E dunque serve una motivazione più “seria”. Eccola: «Il corinzio è l’ordine “più alto”… Sono semplicemente le regole». Trump è il presidente, il più grande, quello più in alto, “the greatest”, e le colonne dovranno ben rifletterlo—è la regola, no?
I genera vitruviani
Diamo un’occhiata al De architectura di Vitruvio, l’unico trattato di architettura superstite dall’antichità. A leggerlo con un po’ di attenzione, non pare proprio che ci fosse una classifica degli ordini (che lui chiama genera) simile a quella di un campionato di calcio (o di football americano?), dove il corinzio “vince” sullo ionico. Cook è arrivato anche a invocare il Colosseo, dove le colonne corinzie stanno appunto in cima alle altre.
Ma al Colosseo (come altrove) gli ordini sono sovrapposti—dorico in basso, ionico in mezzo, corinzio in alto—perché il peso diminuisce salendo: è una logica strutturale, non una gerarchia di prestigio.
Vitruvio spiega bene che criterio per la scelta di un dato ordine è invece il decorum, è cioè la sua adeguatezza al carattere dell’edificio, alla sua funzione, a chi lo abita. Il dorico è l’ordine solido, forte, delle divinità guerriere. Lo ionico è l’ordine della mediocritas (nel senso nobile di equilibrio, misura).
E il corinzio? Vitruvio lo assegna a Venere, a Flora e alle Ninfe. Perché la sua snellezza e ricchezza ornamentale imitano le proporzioni delicate di una fanciulla. Non solo, il capitello corinzio, ricorda Vitruvio, fu inventato da un certo Callimaco, soprannominato dagli ateniesi katatexitechnos: «colui che rovina la sua arte» per eccesso di ornamento. Un uomo che non sapeva quando fermarsi, sempre alla ricerca del di più, dell’artificio ulteriore—Trump ci pare il suo cliente ideale.
Niente re
A prescindere dalle predilezioni estetiche (e dalle frequentazioni) di Trump, va osservato che furono proprio nozioni vitruviane di decorum che spinsero i Founding Fathers, e l’architetto della Casa Bianca James Hoban, a scegliere l’ordine ionico. Thomas Jefferson, lettore appassionato di Palladio e degli antichi, voleva che l’architettura della nuova repubblica fosse una dichiarazione d’indipendenza anche estetica: non i grandiosi palazzi dei re europei, ma la dignità composta delle antiche repubbliche.
George Washington volle una residenza che non fosse un palazzo reale, ma la casa (più modesta) di un presidente ancora, sempre, cittadino come gli altri. Durante le presidenze di John Quincy Adams e Andrew Jackson si cominciò a riferirsi alla Casa Bianca come “Casa del Popolo”. Il progetto di Hoban fu scelto da Washington appunto perché esprimeva dignità senza opulenza—il decorum di una repubblica che aveva appena detto “no” a un re.
Le colonne ioniche del portico nord, completate nel 1830, furono quindi scelta deliberata: simbolo di quella «nobile semplicità e quieta grandezza» che Winckelmann aveva identificato come cifra suprema dell’arte greca—e che la nuova repubblica americana sentiva appropriata al suo spirito antimonarchico.
Si potrà dire che alla fine è questione di gusto architettonico, di estetica. Sarà, ma ogni scelta di quest’uomo—dal nome dorato sui palazzi, alla sala da ballo più grande della Casa Bianca, fino, ora, alle colonne corinzie nel portico nord—punta nella stessa direzione: lontano dalla repubblica fondata dalla Costituzione americana e verso il potere autocratico, sì, monarchico, del leader. E così ci tocca dover difendere persino le colonne ioniche della Casa Bianca—un altro modo per dire, come diranno in tanti, ancora una volta, il 28 marzo, No Kings!
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