una storia di sopravvivenza

Un viaggio senza mappa. Il Gps emotivo di Rozovsky

Un'immagine da Mountain Black Heart di Irina Rozovsky (MACK, 2026). Courtesy of the artist and MACK
Un'immagine da Mountain Black Heart di Irina Rozovsky (MACK, 2026). Courtesy of the artist and MACK
Un'immagine da Mountain Black Heart di Irina Rozovsky (MACK, 2026). Courtesy of the artist and MACK

Mountain Black Heart (MACK, 2026) è il libro che la fotografa americana ha costruito in un decennio attraversando i Balcani: Montenegro, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria, Albania. Un libro che comincia in una notte d’inverno e finisce in estate, che si apre nella durezza e si chiude in qualcosa che alla gioia assomiglia senza coincidervi del tutto

C’è un uomo in abito scuro, una mano in tasca, fermo su alcune rocce in riva all’acqua, accanto a un albero di fiori rosa. La luce è quella calda del tardo pomeriggio. Scruta l’orizzonte. Sulla pagina di fronte, la fotografia mostra una collina avvolta dalla nebbia, e nell’erba bruna un cumulo di rifiuti: soprattutto bottiglie di plastica, che luccicano nella foschia. «Mi ricorda il visitatore misterioso de Il Maestro e Margherita, sceso in città per distribuire verdetti», spiega Irina Rozovsky.