La scrittura di quello che fu romanziere, poeta ma anche giornalista, viaggia a forte velocità e sempre in equilibrio, appesa a un filo sospeso nel vuoto
Jim Harrison fu romanziere quando esserlo significava affrontare la vita con un senso del rischio molto vivido e insieme un grado alcolico non indifferente. Fu anche però un poeta capace di laceranti versi che s’incuneavano negli abissi dell’esistenza portando con sé la leggerezza del volo. Fu infine – forse soprattutto – un giornalista quando questo termine era ammantato da un fascino oggi nemmeno lontanamente immaginabile. Tra New Yorker ed Esquire quando la carta aveva un valore altissimo e i