Il regista ungherese László Nemes non ha voluto rendere l’eroe della Resistenza francese un santino. Dai suoi ultimi dieci giorni nelle mani del boia Klaus Barbie emergono le due facce opposte dell’umanità: «Quella umanista e quella concentrata sulla distruzione di ogni coscienza»
«De Gaulle ci tiene la pistola puntata alla tempia» è il 1943, e a Parigi si firma, tra molti mugugni, l’atto costitutivo del Cnr, il Consiglio Nazionale della Resistenza. A far superare le croniche divisioni che le forze antifasciste non hanno mai smesso di trascinarsi dietro, a imporre l’unità, è Jean Moulin, nome di battaglia Max, inviato da Londra, da dove va e torna facendosi paracadutare, con questa ultima missione cruciale. Il 21 giugno 1943 viene arrestato, con falsi documenti intestati

