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I viaggi di Gulliver sono un trattato sulla violenza umana

Pubblicata esattamente trecento anni fa, l’opera di Jonathan Swift illustra meglio di ogni altra la drammaticità instabile dei punti di vista, la relatività terribile e inesorabile che si nasconde in ogni “raccontarsela”: ogni civiltà, sembra dire Swift, è la costruzione di un contesto

  • Questo articolo è tratto dal nostro mensile Finzioni, disponibile sulla app di Domani, sullo sfogliatore online e in edicola

    La prima volta che mi sono imbattuto in Jonathan Swift avevo quattordici anni e maneggiavo, con un misto di circospezione e megalomania, le Lettere luterane di Pasolini. A un certo punto dell’invettiva contro la degradazione del nuovo mondo neocapitalista, Pasolini proponeva, come soluzioni correttive da somministrare al paziente-Italia, l’abolizione immediata di due cose: la scuola media e la televisione. L’idea, diceva anche lui, era un po’ radicale e difficile attuazione, ma si trattava –

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