Un mare di droghe per una crescente popolazione di giovani consumatori. I fatti di cronaca, di quella violenta dei pestaggi ingiustificati, e le immagini dei ragazzi, sempre più giovani, che in metropolitana o agli angoli delle strade chiedono due spiccioli, confermano quanto ormai tutti sappiamo. Cronache di morte annunciate. Le droghe e i problemi legati al loro consumo son tornate.

Sforzi vani

A dire il vero non sono mai scomparse nonostante gli sforzi a volte sovrumani di tantissimi operatori sanitari, sociali e culturali. Per tanto tempo si sono soltanto nascoste le loro manifestazioni più fastidiose nelle periferie, nei parchi o nei posteggi delle discoteche lasciando che le droghe e il loro consumo divenissero parte del nostro tessuto sociale e culturale. E ci resteranno. Sono state banalizzate, a volte quasi idolatrate e i nostri ragazzi adesso le consumano senza nemmeno chiedersi cosa stanno assumendo. Come col Covid-19 le nostre comunità dovranno imparare a convivere con loro e a limitarne i danni. Dovremo insegnare ai nostri ragazzi a rispettare le distanze, a non fidarsi della loro apparenza sempre più innocua e banale. E come società solidale dovremo essere pronti a sostenere quelli che per tanti motivi, oggi e domani, non riusciranno a stare bene nella loro pelle senza un aiuto.

«Mai come adesso ci sono così tanti consumatori di droghe illegali e mai come adesso ci sono così tante droghe sul mercato» dice l’ultimo Rapporto sulla situazione globale del problema delle droghe dell’ufficio delle Nazioni Unite contro le droghe e il crimine pubblicato a giugno del 2020. Questa lapidaria frase illustra in maniera sintetica e preoccupante l’espandersi di un fenomeno che ben descrive le esternalità della globalizzazione. Nel 2018 circa 265 milioni di persone hanno consumato illecitamente delle droghe. Il loro consumo segue e riflette una serie di tendenze e caratteristiche del mondo globalizzato: lo sviluppo e l’integrazione economica e culturale, l’urbanizzazione, le tendenze demografiche e persino e giustamente la parità di genere. Allo sviluppo economico e alla maggior ricchezza è legata, infatti, una maggiore propensione a consumare droghe illegali.

Paesi emergenti

I principali mercati rimangono nei paesi occidentali e sviluppati ma crescono in maniera importante quelli dei paesi di nuovo sviluppo dove l’urbanizzazione e la curva demografica prospettano un futuro radioso di giovani consumatori dipendenti. Cresce anche la propensione al consumo da parte delle donne. Un consumatore su tre è adesso una donna. E aumentano in maniera esponenziale tanto i prodotti in offerta che i metodi di approvvigionamento dei mercati. Sono circa 520 le cosiddette nuove sostanze psicotrope, le droghe di sintesi che sono apparse sui mercati illegali in questi ultimi dieci anni. Nel 2018 gli osservatori nazionali per il consumo di droghe illegali ne hanno recensite 48. Non essendo registrate e quindi sottoposte a controlli interni e internazionali queste sostanze “alegali” possono beneficiarsi di libera circolazione indipendentemente dai loro effetti sulla salute di chi le consuma. E come per il commercio virtuale anche le droghe ormai viaggiano via internet attraverso le piattaforme del dark web o più semplicemente attraverso le consegne a domicilio via social.

I mercati si evolvono a un ritmo sfrenato seguendo le dinamiche di un laissez-faire culturale che giustifica il consumo, il diritto allo sballo, come un elemento caratterizzante delle nostre comunità e sottovaluta invece gli enormi danni sociali che il consumo genera. Dietro al consumatore saltuario, al consumo ricreativo si muovono enormi interessi e le ferree leggi dei mercati. L’industria della droga infatti si alimenta della dipendenza che la sostanza induce, del consumatore che compulsivamente, ogni giorno, deve “consumare per essere”. Sono le stesse leggi che governano i bilanci e le decisioni di marketing di tante industrie che offrono droghe legali. A buon intenditore poche parole.

Bilancio mortale

Sono circa 36,5 milioni i consumatori di droghe illegali con problemi di salute. Sono tanti quelli che muoiono per il consumo. Nel 2017 negli Stati Uniti sono morte per overdose più di 70mila persone, nell’Unione europea 8.200. In Italia nel 2019 i morti per overdose sono stati 373, l’11 per cento in più rispetto al 2018. Non si muore soltanto per overdose ma anche e soprattutto per epatite, per tubercolosi, per Aids, patologie spesso indotte dal consumo di droga. Uno studio del 2018 dell’Institute for Health Metrics and Evaluation stima le morti causate dal consumo di droghe nel mondo a 585mila persone, la maggior parte causate da abuso di oppiacei, tumori al fegato, cirrosi, epatite C. E come sempre sono i più deboli a pagarne il costo più alto tanto in termini di salute che di accesso alle opportunità di lavoro. Il consumo problematico infatti emargina ed esclude chi già è potenzialmente ai margini delle nostre società. Di questi soltanto uno su otto ha accesso a servizi di trattamento e riabilitazione.

I paradossi del problema delle droghe però non finiscono qui. Se da un lato il nostro villaggio globalizzato banalizza alcune sostanze, dall’altro continua a demonizzarne altre come se il problema fosse la sostanza e non il suo uso. E così la marijuana diventa terapeutica (indipendentemente della patologia per la quale è utilizzata), i mercati paralleli degli oppiacei, anti dolorifici e ansiolitici, conquistano fette sempre più importanti di consumatori. Eppure la morfina e le terapie del dolore sono precluse a quasi due terzi dei malati terminali di tumore del mondo.

Avendo tre figli adolescenti mi chiedo spesso come prepararli a quello che li aspetta. So che parlare di droghe senza parlare di loro e del loro mondo è un esercizio retorico senza risultati. So che come tutti gli adolescenti vorranno scoprire il mondo che li circonda e probabilmente anche quello delle droghe. Prepariamo i nostri giovani a far sì che il loro legittimo desiderio di scoperta non diventi una fuga senza ritorno.

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente riferibili al suo autore e non riflettono necessariamente quelle delle Nazioni Unite e dell’ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc)

 

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