Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci delle motivazioni della sentenza di secondo grado sul processo Montante


In questo contesto il gup riteneva invece che dovessero essere positivamente apprezzate le dichiarazioni rese da Marco Venturi e da Alfonso Cicero, dei quali ricostruiva il percorso distinguendo una prima lunga fase in cui costoro stavano al fianco di Montante, un breve periodo, successivo alla pubblicazione dell'articolo dei giornalisti Attilio Bolzoni e Francesco Viviano su "Repubblica", in cui costoro maturavano quella che la sentenza di primo grado definisce "la scelta scissionista rispetto al sistema Montante", e infine quella in cui, dopo pubbliche dichiarazioni di allontanamento dall'imprenditore di Serradifalco, riferivano agli inquirenti tutte le vicende a loro conoscenza sui fatti oggetto del presente giudizio.

Marco Venturi era stato vicino a Montante fin dall'epoca in cui militavano nel gruppo dei "Giovani industriali" ed aveva su sua richiesta promosso l'ingresso di Vincenzo Arnone all'interno di Confindustria. Era stato presidente di Confindustria Centro Sicilia, dopo che era terminato il mandato di Montante, ed aveva rivestito la carica di Assessore regionale alle attività produttive dal luglio 2009 fino all'ottobre 2012 nel governo della Regione Siciliana presieduto dall'on. Raffaele Lombardo, proprio in quanto espressione del gruppo imprenditoriale che aveva promosso il contrasto dei condizionamenti mafiosi sull'economia del territorio.

Alfonso Cicero era stato capo della segreteria particolare dell'Assessorato alle attività produttive su designazione di Venturi e durante il mandato assessoriale di quest'ultimo era stato nominato commissario straordinario prima del Consorzio ASI (aree di sviluppo industriale) di Caltanissetta e poi di altri Consorzi della Regione; quindi era stato commissario straordinario dell'I.R.S.A.P. (istituto regionale per lo sviluppo industriale) per diventarne infine Presidente.

Dopo la pubblicazione su "Repubblica" del 9.2.2015 dell'articolo "L'industriale paladino dell'antimafia sotto inchiesta in Sicilia per mafia", a firma di Viviano e Bolzoni, nonché di un altro successivo l' 11.2.2015, che disvelava anche i contenuti di alcuni interrogatori di collaboratori di giustizia che riferivano notizie su Montante, quest'ultimo aveva cercato di fare pressione su Cicero e Venturi perché lo sostenessero contro il discredito che quelle notizie potevano gettare su di lui.

Venturi riferiva di avere maturato gradualmente prima il sospetto e poi la consapevolezza che le battaglie per la legalità in cui si era lasciato convintamente coinvolgere, in realtà, erano del tutto fittizie e funzionali per un verso a consolidare un ruolo di potere per Montante e per altro verso a consentirgli di proseguire nell'ombra a coltivare le sue cointeressenze con esponenti mafiosi.

Anche Cicero maturava progressivamente questo convincimento ed entrambi dichiaravano di essersi sentiti esposti contro i poteri mafiosi perché a loro Montante faceva prendere le iniziative veramente pregiudizievoli contro gli interessi criminali e che, come tali, potevano provocare ai loro danni delle ritorsioni, mentre egli si limitava a pubblicizzare attività dalle quali non derivava alcun risultato.

Venturi e Cicero, subito dopo la pubblicazione degli articoli di Bolzoni e Viviano, erano sottoposti ad intercettazione e da queste, secondo il gup, erano emersi elementi utili per ricostruire la genesi della loro decisione.

Fu prima Venturi a rilasciare un'intervista a Bolzoni, pubblicata il 17.9.2014 sotto il titolo: "Marco Venturi: trame e affari torbidi, la svolta antimafia di Confindustria è solo un inganno", manifestando tutti i suoi maturati convincimenti negativi sull'operato di Montante.

Ma già due mesi dopo la diffusione della notizia dell'indagine, nella conversazione intercettata il 9.4.2015 Venturi aveva espresso all'imprenditore Massimo Romano le sue riserve sui comportamenti opachi di Montante, facendo riferimento ad una vicenda in cui egli si era servito di Venturi per promuovere l'acquisto di un immobile per Confindustria nissena, senza riuscirci all'epoca; progetto poi ancora perseguito con ostinazione cercando di favorire l'acquisto dello stesso immobile a favore della Camera di Commercio.

Nello stesso colloquio i due conversanti prefiguravano le ritorsioni di cui sarebbe capace Montante se fosse stato invitato a mettersi da parte durante l'indagine. Romano e Venturi in una successiva conversazione del 12.6.2015 discutevano dell'attività di dossieraggio di Montante, in particolare di quello che stava preparando ("un dossier di 500 pagine") su Di Vincenzo con la collaborazione di tale Alaimo. Poi il 3.8.2015 Venturi intratteneva una conversazione con Pietro Bolzoni, fratello

del giornalista Attilio, nella quale esternava l'esigenza di parlare con quest'ultimo affinchè lo consigliasse per individuare un magistrato serio e imparziale che intervenisse con tempestività, prefigurando timori per le reazioni di Montante.

Tali colloqui, secondo il gup, dimostravano l'affidabilità del percorso collaborativo di Venturi, il quale gradualmente aveva maturato la scelta dissociativa e che, seppure aveva manifestato sfiducia nei confronti dei magistrati, in ragione del credito che Montante era riuscito a costruirsi dinanzi alle autorità, intendeva comunque muovere i suoi passi; e per questo si giustificava anche la decisione di rilasciare un'intervista giornalistica prima di riferire agli investigatori, dei quali non poteva allora conoscere gli sforzi. A questa conversazione aveva partecipato anche Cicero, che condivideva rischi e timori.

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