Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci delle motivazioni della sentenza di secondo grado sul processo Montante


Il 7.7.2016 De Angelis e Graceffa avevano una serie di contatti dai quali emergeva che il primo aveva inviato un nominativo tramite whattsup, da controllare; si trattava di un certo Nicolò. Venivano effettuate ricerche anche sulla moglie e sui figli, sulla disponibilità di autovettura e su eventuali controlli in compagnia di una donna. Graceffa riferiva di non aver trovato nulla di significativo ma De Angelis insisteva sul fatto che "il signore c'ha una ditta"; Graceffa proponeva di fare "un'anagrafica a Catania" e assicurava di poter interessare qualcuno.

Ma De Angelis non accoglieva la proposta evidenziando che ne sarebbe derivato "troppo scruscio" e gli suggeriva di confrontare il dato della sua residenza a Catania con quanto emergente dalla nota redatta dagli investigatori in occasione di un furto subito da quella persona all'interno della sua macchina.

Quello stesso giorno Graceffa aveva interrogato la banca SDI sul magistrato Nicolò Marino, già sostituto procuratore a Caltanissetta e successivamente assessore regionale nel governo Crocetta, ma anche sui figli Fabio Maria e Monica. E dalla banca dati non risultano autovetture intestate a Nicolò Marino, non risulta avere alloggiato in alcuna struttura alberghiera in compagnia di una donna, mentre il figlio Fabio Maria aveva denunciato il furto di un'autovettura e la figlia Monica lo smarrimento di alcuni documenti di identità.

I tabulati svelavano che il giorno prima Di Simone e De Angelis aveva avuto contatti telefonici sulle utenze fisse dei rispettivi uffici. E anche il 6.7.2016 Di Simone e Montante si trovavano entrambi presso Confindustria nazionale.

Il 21. 7.2016 Graceffa interrogava la banca dati sul nominativo di Salvatore Petrotto, ex sindaco di Racalmuto, avversario di Montante; il 22.7.2016 su tale De Peco Alessandro.

Alla pagina 498 e seguenti la sentenza di primo grado riportava a decorrere dal 6.11.2009 tutti gli accessi effettuati da Graceffa che riguardavano personaggi a vario titolo di interesse di Montante.

Tra questi l'imprenditore nisseno Salvatore Lo Cascio, l'ex presidente di Confindustria Trapani Davide Durante, Giulio Cusumano, vice presidente dell'AST, l'imprenditore nisseno Salvatore Mistretta, !'ex presidente del Consorzio ASI di Caltanissetta Umberto Cortese, i collaboratori di giustizia Pietro Riggio, Carmelo Barbieri e Aldo Riggi (per costoro l'accesso fu effettuato nel marzo 2010 quando ancora non era noto che aveva reso dichiarazioni su Montante), l'ex direttore dell' ASI di Caltanissetta Salvatore Iacuzzo, l'ex direttore di Confindustria Tullio Giarratano, l'ing. Pietro Di Vincenzo, il suo legale Gioacchino Genchi, l'on. Vladimiro Crisafulli, l'assessore regionale Gaetano Armao, Marco Benanti, Nicolò Marino, l'imprenditore nisseno Pasquale Carlo Tornatore, i giornalisti Giampiero Casagni e Attilio Bolzoni.

In un caso l'accesso era stato effettuato con le credenziali di De Angelis, che evidentemente ancora ne disponeva prima di essere trasferito a Milano, e riguardava Vincenzo Arnone; era stata eseguita il 13.5.2014, 16 giorni dopo la divulgazionevsul mensile "I Siciliani giovani" delle fotografie di Montante il giorno delle suevnozze con l'esponente mafioso di Serradifalco; pubblicazione della quale vi èvspecifica annotazione nel file excel sequestrato dagli investigatori a Montante.

De Angelis che ha ammesso gli accessi abusivi nel suo esame del 18.10.2018 havsostenuto di avere talvolta effettuato egli stesso gli accessi utilizzando le credenziali di Graceffa a sua insaputa.

Il GUP non ha ritenuto credibile tale versione, peraltro riferita solo successivamente, dopo avere letto le dichiarazioni di Graceffa, e sostenendo di essersi reso conto di avere in casa un biglietto con le credenziali dell'amico, così ricordandosi anche di averle sfruttate per fare gli accessi da solo.

Ha in ogni caso sottolineato che vi sono ulteriori elementi di prova nelle intercettazioni di diverse occasioni in cui fu certamente Graceffa a prestarsi per eseguire gli accessi abusivi.

Di tutti quegli accessi la squadra mobile ha escluso la rilevanza ai fini delle proprie attività di istituto. Né alcuno di essi poteva avere rilevanza per le attività di ufficio di De Angelis, che all'epoca prestava servizio presso gli uffici TLC (telecomunicazioni) della questura di Milano, distaccati presso la Prefettura della stessa città.

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