Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della sentenza della Corte d'Assise di Milano che ha condannato all'ergastolo Michele Sindona per l'omicidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli


Le minacce contro Giorgio Ambrosoli risultano dalla denuncia particolareggiata presentata dallo stesso alla Procura della Repubblica di Milano in data 8 gennaio 1979, dal supplemento di denuncia del 19 gennaio 1979, dalla deposizione testimoniale resa dal denunziante il 23 gennaio 1979, nonché dalla intercettazione telefonica disposta dal pubblico ministero sull'utenza della Banca privata italiana, che consentì l’ascolto e la registrazione di cinque telefonate anonime ricevute da Ambrosoli fra il 9 e il 12 gennaio 1979.

Altre telefonate minatorie pervenute nei giorni precedenti erano state registrate personalmente da Ambrosoli, e le relative registrazioni vennero sequestrate presso la Banca privata italiana il 30 luglio 1979, dopo l'uccisione del commissario liquidatore.

Tali registrazioni, e le relative trascrizioni, sono state riconosciute dal teste Silvio Novembre.

L'avvocato Ambrosoli ricevette una prima telefonata minatoria il 28 dicembre 1978, da un uomo che si qualificò con il nome di “Cuccia”, elemento questo che conferma come le intimidazioni rivolte ad Ambrosoli e quelle rivolte a Cuccia provenissero dalla stessa fonte, tanto più che proprio in quello stesso periodo Enrico Cuccia ricevette una telefonata minatoria da parte di uno sconosciuto che si qualificò come “Ambrosoli”.

Nella telefonata del 28 dicembre 1978 il sedicente “Cuccia” disse ad Ambrosoli: «Lei è stato in America ed ha detto cose false. Deve tornare a New York entro il 4 gennaio con i documenti veri perché se viene concessa l'estradizione tu non camperai».

Ambrosoli infatti era stato a New York per conferire con il sostituto Procuratore Distrettuale Kenney che si occupava sia della pratica di estradizione che del dissesto della Franklin Bank e del relativo procedimento penale contro Sindona.

Si è visto, inoltre, come nella bozza della relazione di Ambrosoli, giunta in possesso di Sindona, vi fossero considerazioni rilevanti per il processo americano. Lo sconosciuto ritelefonò ad Ambrosoli il 5 gennaio 1979 dopo averlo cercato invano il giorno 2, e questa volta, come nelle telefonate successive, si qualificò con il nome di “Sarcinelli”. Anche l’assunzione di tale nome appare significativa al fine di collocare in un certo ambiente la provenienza delle telefonate minatorie ad Ambrosoli, dato che proprio in quel periodo l'avvocato Guzzi, per conto di Sindona, si stava attivando per ottenere di essere autorevolmente introdotto negli ambienti della Banca d’Italia.

Nella telefonata del 5 gennaio e nella successiva dell'8 gennaio l'anonimo svolse più o meno gli stessi concetti della prima telefonata. Ambrosoli si liberò dello sconosciuto invitandolo a richiamare la mattina del 10 gennaio, e cioè dopo che il liquidatore avrebbe incontrato il legale di Sindona.

L’anonimo richiamò Ambrosoli, per due volte di seguito, già nel tardo pomeriggio del 9 gennaio: ormai era in atto il controllo telefonico dell'apparecchio della Banca privata italiana, e le comunicazioni venivano registrate. Il discorso dello sconosciuto fu così riassunto dallo stesso Ambrosoli nella sua denunzia: «Oggetto delle telefonate ancora il viaggio a New York per depositare documenti di cui disporrebbe Michele Sindona, ma soprattutto l'avvertimento che ambienti di Roma imputavano al sottoscritto la mancata chiusura della vicenda Sindona.

In particolare l'anonimo affermava che l’on. Andreotti aveva telefonato direttamente a New York dicendo a Michele Sindona che il sottoscritto non voleva collaborare alla sistemazione del caso. Ha affermato pure che il Direttore Generale della Banca d'Italia - dr. Ciampi - avrebbe dovuto telefonare al sottoscritto, e si meravigliava che tale telefonata non fosse qui pervenuta. Concludeva ripetendo che a Roma e Milano diversi amici di Michele Sindona - compreso il dr. Cuccia - attribuivano al sottoscritto la colpa della mancata definizione del caso Sindona, ed aggiungeva che - fosse stata sistemata la cosa - si sarebbe presentato con una bella busta».

Il 10 gennaio 1979, verso mezzogiorno, Ambrosoli ricevette nel suo ufficio l'avvocato Guzzi, il quale gli domandò se non gli era arrivata una telefonata del dr. Ciampi. Ambrosoli, naturalmente, rimase sorpreso e contestò a Guzzi che la stessa domanda gli era stata fatta il giorno precedente dallo sconosciuto autore delle telefonate anonime, da lui chiamato “picciotto”.

Il colloquio con Guzzi fu così riassunto da Ambrosoli nella sua agenda-diario alla data del 10 gennaio: «Viene Guzzi e dice: le ha telefonato Ciampi? Allora mi secco e gli faccio sentire la telefonata del picciotto. È a terra. Dice di aver detto a Sindona che Stimmati gli aveva assicurato che Ciampi mi avrebbe chiamato per parlare con Sarcinelli e Guzzi: evidentemente - dice - Sindona l'ha detto al picciotto. Iniziativa che deplora. Oggi telefonerà a Sindona..».

Mentre era in corso il colloquio del 10 gennaio con Guzzi giunsero due altre telefonate dello sconosciuto, che Ambrosoli, sempre alla presenza di Guzzi, provvide a registrare. Il mattino del 12 gennaio lo sconosciuto telefonò per l'ultima volta, e fra lui ed il commissario liquidatore si svolse il seguente dialogo:

Sconosciuto: Pronto, avvocato!

Ambrosoli: Buon giorno.

Sconosciuto: Buon giorno. L'altro giorno ha voluto fare il furbo, ha fatto registrare tutta la telefonata!

Ambrosoli: Chi glie lo ha detto?

Sconosciuto: Eh, sono fatti miei chi me lo ha detto. Io la volevo salvare, ma da questo momento non la salvo più.

Ambrosoli: Non mi salva più?

Sconosciuto: Non la salvo più, perché lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto! Lei è un cornuto e bastardo!

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