L’appunto-promemoria relativo al colloquio in data 5.6.1975 con il Capo Servizio presentava la seguente annotazione: «Caso Padova: Casalini si vuol scaricare la coscienza. Ha cominciato ad ammettere che lui ha partecipato agli attentati sui treni nel ’69 ed ha portato esplosivo»
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci dell’ordinanza del 18 Marzo 1995, “Azzi+25” di Guido Salvini, il giudice che a Milano provò, a più di vent’anni di distanza dai fatti avvenuti, a far condannare responsabili e complici di una stagione di sangue
L’11.11.1980, nel corso di una perquisizione disposta nell’abitazione del generale Maletti dall’A.G. di Roma nell’ambito di un’istruttoria sulla P2, venivano rinvenute e sequestrate 2 cartellette contenenti appunti manoscritti dell’ex-capo del Reparto D relativi a quanto risultava opportuno riferire in occasione delle frequenti riunioni dei più alti ufficiali con il Capo Servizio (cfr. verbale di sequestro, vol.23, fasc.1).
L’appunto-promemoria relativo al colloquio in data 5.6.1975 con il Capo Servizio presentava la seguente annotazione (cfr. appunto originale, vol.23, fasc.3, f.27 e versione dattiloscritta disposta dall’Ufficio, vol.23, fasc.2, f.27): «Caso Padova: Casalini si vuol scaricare la coscienza. Ha cominciato ad ammettere che lui ha partecipato agli attentati sui treni nel ’69 ed ha portato esplosivo; il resto, oltre ad armi, è conservato in uno scantinato di Venezia. Il Casalini parlerà ancora e già sta portando sua mira su altri gr. padovano+ Delle Chiaie + Giannettini. Afferma che operavano convinti appg. SID Trattazione futura: chiudere entro giugno Colloquio con M.D. prospettando tutte le ripercussioni. Convocare D'Ambrosio. Incaricare gr. cc (Del Gaudio) di procedere. (SI)».
L’annotazione (SI) posta in calce all’appunto, come in altri appunti analoghi, è aggiunta con una matita rossa ed il suo significato è inequivocabile: effettivamente l’incarico all’ufficiale dei Carabinieri è stato affidato e «si è proceduto» nei confronti dell’incauto Casalini che intendeva «scaricarsi la coscienza».
Il significato dell’appunto, scritto con la gelida chiarezza propria dello stile del generale Gianadelio Maletti è infatti evidente.
Un tale Casalini della cellula di Padova, forse per una crisi di coscienza, ha iniziato a collaborare, cioè a divenire una “fonte” del Centro C.S. di tale città. Ha già fatto ammissioni in merito a sue responsabilità per episodi minori ed ha indicato che parte dell’arsenale logistico del gruppo era custodito in un’abitazione di Venezia.
E’ intenzionato a parlare ancora e sta per affrontare gli argomenti più delicati quali i rapporti fra il gruppo di Padova, Stefano Delle Chiaie e il collaboratore del S.I.D. Guido Giannettini, confermando che tali realtà eversive agivano nella certezza appunto di una copertura da parte del S.I.D.
Una notizia di questo genere - e cioè una iniziale collaborazione da parte di un componente, sia pure non di primo piano, dell’impenetrabile cellula di Padova - dovrebbe, a rigor di logica, essere accolta con soddisfazione dai responsabili di un Servizio di informazioni, posto in grado, con tale operazione, di passare elementi di notevole rilievo agli inquirenti.
Al più, gli elementi che si è in procinto di raccogliere potrebbero coinvolgere taluni esponenti della passata gestione del S.I.D. (gli episodi accennati sono del 1969, mentre l’appunto porta la data del giugno 1975), ma tale circostanza non dovrebbe certo fermare chi intenda operare al presente su un piano di correttezza professionale ed istituzionale. Ma non è così. Le notizie che giungono da Padova, come traspare chiaramente dall’appunto, suscitano preoccupazione e disappunto.
E’ opportuno un colloquio con il Ministro della Difesa (sigla M.D.) «prospettando tutte le ripercussioni» e incaricare un ufficiale del Gruppo Carabinieri di Padova (Del Gaudio) di «procedere» e di «chiudere entro giugno», cioè nel giro di pochissimi giorni.
In sostanza, disattivare il prima possibile la fonte, prima che possa causare danni ad una determinata linea assunta dal Servizio d’intesa, evidentemente, con i vertici istituzionali. Non vi è altra spiegazione del senso dell’appunto. Nonostante e, anzi, proprio in ragione del notevole rilievo delle notizie che la fonte aveva già fornito o era in procinto di fornire, doveva essere seguita la linea che aveva portato circa due anni prima alla sottrazione di Pozzan e Giannettini ai giudici milanesi.
La protezione della cellula padovana doveva continuare e nessun elemento utile doveva pervenire ai giudici di Catanzaro che proprio in quel periodo stavano indagando sulle responsabilità degli uomini del S.I.D. e che del resto, proprio pochi mesi dopo la redazione dell’appunto, avrebbero disposto la cattura dello stesso generale Maletti.
Questo è il significato della proposta "operativa" avanzata dal responsabile del Reparto D al Direttore del Servizio e riassunta nell’appunto e, con ogni probabilità, approvata e messa rapidamente in opera.
L’Autorità Giudiziaria di Roma aveva trascurato completamente l’appunto che era rimasto a giacere con il restante materiale, sequestrato durante la perquisizione, nei corpi di reato del processo relativo all’attività della P2.
Un primo tentativo di accertare l’esistenza, le notizie in possesso e le eventuali ammissioni della fonte Casalini, di comprendere la “procedura” seguita e le ragioni della sua "disattivazione" e di identificare gli altri soggetti nominati nell’appunto sul Caso Padova era stato effettuato nel 1987 dal G.I. di Venezia, dr. Felice Casson, il quale aveva acquisito copia delle cartelline sequestrate nell’abitazione del generale Maletti agli atti della seconda istruttoria sull’attentato di Peteano (cfr. vol.24, fasc.1).
Il Giudice Istruttore di Venezia riusciva innanzitutto ad accertare che Gianni Casalini era stato effettivamente “fonte” del Centro C.S. di Padova in quanto Michele Guerriero, un maresciallo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di tale città, pur dopo molte titubanze ammetteva di avere, agli inizi degli anni ’70, presentato Casalini ai suoi colleghi del S.I.D. di Padova in quanto questi si era dichiarato disponibile a fornire notizie relative ad un traffico d’armi (vol.24, fasc.1, ff.260-261)
Gianni Casalini, aderente seppur non con una posizione di spicco alla cellula di Padova e frequentatore della libreria Ezzelino di Franco Freda, era già apparso marginalmente negli atti istruttori relativi alla strage di Piazza Fontana.
Infatti egli era figlio del direttore, all’epoca, della filiale di Padova della Banca Nazionale del Lavoro e Giovanni Ventura, il quale era legato a Gianni Casalini da una certa amicizia, lo aveva utilizzato, d’intesa con Franco Freda, per convincere il padre a concedergli un credito destinato a finanziare le sue attività editoriali (cfr. dep. in data 13.4.1973 al G.I. dr. D'Ambrosio in data 13.4.1973, vol.24, fasc.1, ff.241-243).
Le indagini in merito all’appunto, sul quale nulla era stato riferito all’A.G. nonostante l’enorme valenza degli accenni in esso contenuti, proseguivano quindi con l’audizione dello stesso Gianni Casalini.
Questi, a distanza di tanti anni e, forse, non messo completamente a suo agio dall’atteggiamento dell’inquirente, si limitava a confermare di avere frequentato per diversi anni la libreria Ezzelino di Padova, entrando quindi in contatto con Freda, Pozzan, Trinco e Fachini e di avere svolto l’attività di informatore del S.I.D. in particolare per il Centro C.S. di Padova che, come in ogni località, era in stretto contatto con l’Arma dei Carabinieri da cui, del resto, provenivano i sottufficiali con cui egli aveva mantenuto i contatti (cfr. dep. 17.6.1987, vol.24, fasc.1, ff.246-247).
Gianni Casalini, certamente per comprensibili timori, negava di sapere alcunché delle notizie accennate nell’appunto, limitandosi ad accennare ad un traffico d’armi con la Turchia in merito al quale aveva fornito informazioni.
Aggiungeva comunque che suo padre, Mario Casalini, all’epoca direttore della filiale della B.N.L. di Padova, era in buoni rapporti di conoscenza con il comandante del Gruppo Carabinieri di Padova, capitano Manlio Del Gaudio, circostanza questa che avvalorava il contenuto dell’appunto (“incaricare Gruppo CC – Del Gaudio - di procedere).
Il Giudice Istruttore di Venezia procedeva quindi a ripetute audizioni dell’ufficiale al fine di comprendere quale fosse l’esatta portata dell’incarico a lui affidato e come l’avesse portato a termine. Il capitano Del Gaudio assumeva un atteggiamento di assoluta reticenza, affermando di non sapere nulla della vicenda, di non conoscere Gianni Casalini e di non essersi mai occupato, durante la sua permanenza a Padova, degli attentati avvenuti nel 1969 (cfr. vol.24, fasc.1, dep. 2.6.1987, f.231; 3.6.1987, f.234, e 12.6.1987, f.245).
Solo nel momento in cui il capitano Del Gaudio veniva formalmente indiziato di falsa testimonianza, questi si limitava improvvisamente a “ricordare” di avere conosciuto il padre, Mario Casalini, insieme al quale aveva anche frequentato l’ippodromo di Padova (int. 19.6.1987, f.252).
La versione del capitano Del Gaudio veniva completamente smentita dall’acquisizione di due relazioni a sua firma concernenti l’attività a Padova del movimento Ordine Nuovo, una in data 3.6.1971 e l’altra in data 21.9.1973, in cui si faceva esplicito riferimento a Gianni Casalini quale appartenente a tale gruppo (cfr. vol.24, fasc.1, ff.290-291)
Dagli ulteriori accertamenti svolti e dalle stesse dichiarazioni del capitano Del Gaudio emergeva inoltre un’altra circostanza inquietante che avvalorava anch’essa il significato dell’appunto e la credibilità dell’ordine (dal generale Maletti al capitano Del Gaudio) in esso contenuto.
Risultava infatti che il capitano Del Gaudio era sin dal 1958 iscritto prima alla massoneria e poi specificamente alla loggia P2, come il generale Maletti, e che da lungo tempo, sin dal 1968, conosceva Licio Gelli per il quale aveva anche svolto un ruolo di "segretario" presso l’Hotel Excelsior di Roma (cfr. Del Gaudio, 3.6.1987 e 12.6.1987).
Tali circostanze spiegano ovviamente il senso della scelta operata dal generale Maletti nell’affidare proprio al capitano Del Gaudio l’incarico di "procedere" nei confronti di Gianni Casalini.
Sulla base di tali elementi, il capitano Del Gaudio veniva rinviato a giudizio, nell’ambito dell’istruttoria c.d. Peteano-bis, per rispondere del reato di falsa testimonianza (cfr. ordinanza di rinvio a giudizio in data 3.1.1989, vol.24, fasc.1, ff.138-143).
Nell’agosto del 1986, nell’ambito di un’ampia rogatoria internazionale relativa a numerosi episodi concernenti l’eversione di destra, il Giudice Istruttore aveva provveduto ad interrogare a Johannesburg il generale Gianadelio Maletti anche sull’appunto relativo al “Caso Padova”.
Il generale Maletti dichiarava di non ricordare nulla su Gianni Casalini e sul nascondiglio di armi a Venezia, limitandosi a sottolineare, con una certa ironia, che il suo appunto manoscritto sull’argomento gli appariva “inutilmente lungo”, come a dire che egli, nel redigerlo in modo troppo esplicito e nel conservarlo non si era attenuto a "opportune" regole di cautela (cfr, vol.23, fasc.4, ff.32-33). Non era possibile sentire l’ammiraglio Mario Casardi, Direttore del S.I.D. all’epoca in cui era stato redatto l’appunto e quindi destinatario della "proposta" del generale Maletti, in quanto da tempo deceduto.
Un ulteriore tentativo di approfondire il contenuto dell’appunto veniva invece effettuato cercando di
identificare il D'Ambrosio (certamente non è l’omonimo magistrato che, all’epoca, non era più da tempo competente per il processo di piazza Fontana) che, secondo l’appunto, era opportuno “convocare”. Si desumeva del resto dal tenore della frase che colui che doveva essere “convocato” era interno alla stessa struttura cui apparteneva l’estensore dell’appunto, interpretazione confermata dal colonnello Genovesi del S.I.D., il quale sottolineava che l’espressione “convocare” è tipica dei comandi militari e non può che riferirsi ad un subordinato in grado, appartenente alla medesima struttura (cfr. dep. Genovesi 23.6.1987, vol.24, fasc.1, f.259).
Poiché il generale Maletti aveva sostenuto di non “ricordare” alcun D'Ambrosio in servizio presso il S.I.D. all’epoca dei fatti, il G.I. di Venezia chiedeva in proposito lumi al Sismi.
La direzione del Sismi, nel rispondere tramite i Carabinieri di Padova alla richiesta di identificazione avanzata dal Giudice Istruttore, si rendeva responsbaile di un grave depistaggio, quantomeno in forma di omissione, finalizzato certamente ad ostacolare le ulteriori indagini ancora possibili sul “Caso Padova”.
Infatti rispondeva, con nota trasmessa in data 25.6.1987 tramite i Carabinieri della Legione di Padova, che né nel disciolto S.I.D. né nel Sismi aveva prestato servizio un “ufficiale dei Carabinieri con cognome D'Ambrosio” (vol.24, fasc.1, f.346).
L’“astuzia” della risposta consiste nel fatto che un ufficiale a nome D'Ambrosio e già in servizio presso il S.I.D. esisteva e non poteva non essere conosciuto: solamente si tratta di un ufficiale dell’Esercito e non dei Carabinieri e la risposta del Sismi al Giudice Istruttore, giocando su tale equivoco, ha impedito al magistrato di compiere le ulteriori verifiche.
Infatti questo Ufficio, approfondendo nel 1992 le ricerche e le richieste di identificazione, ha potuto accertare che il tenente colonnello dell’Esercito Armando D’Ambrosio è stato è stato in forza presso l’Ufficio “S” del S.I.D. (e cioè l’Ufficio “Situazioni”) dal settembre del 1972 al Maggio del 1978 (cfr. nota Digos di Roma in data 4.3.1992 e copia foglio matricolare, vol.19, fasc.1, f. 1 e f.18) e cioè proprio nel periodo in cui il generale Maletti aveva attivato le sue richieste di informazioni sul “Caso Padova”.
Gli ostacoli posti all’inquirente dai soggetti interessati e dalla Direzione del Sismi dell’epoca non gli consentivano quindi di proseguire nelle indagini, anche se, nella fase finale dell’istruttoria su tale episodio, era possibile accertare che il nome in codice usato dal S.I.D. per la fonte Gianni Casalini era “Turco”, con probabile connessione ai traffici di armi dalla Turchia che erano stati l’oggetto delle prime informazioni da lui fornite ai Carabinieri (cfr. nota Nucleo p.g. Carabinieri di Venezia, 2.7.1987, vol.24, fasc.1, f.345).
I riscontri in parte acquisiti e soprattutto gli ostacoli frapposti erano tuttavia sufficienti a far comprendere che effettivamente nel 1975 il S.I.D. aveva provveduto a "disattivare" una fonte interna al gruppo di Padova al fine di impedire l’acquisizione di notizie pericolose per tale gruppo e quindi non gradite.
Sulla scorta di indicazioni fornite da Vincenzo Vinciguerra, il quale aveva sottolineato l’importanza di approfondire il ruolo svolto da Gianni Casalini e il comportamento dei suoi referenti del S.I.D., questo Ufficio, nel 1992, riprendeva le indagini sul "Caso Padova" all’interno di quanto stava emergendo sulla strategia precedente e successiva alla strage di Piazza Fontana.
Veniva in primo luogo chiesta alla Direzione del Sismi la trasmissione di copia integrale della “produzione” della fonte Turco e cioè, in termini tecnici, le relazioni redatte dal c.d. manipolatore – il sottufficiale incaricato di seguire la fonte – sulla base delle notizie fornite dall’informatore.
La Direzione del Sismi, dimostrando un atteggiamento di piena collaborazione con l’Autorità giudiziaria ben diverso da quello delle precedenti gestioni del Servizio, trasmetteva quindi a questo Ufficio la copia integrale del fascicolo relativo alla fonte Turco (cfr. atti acquisiti presso l’Archivio della I Divisione del Sismi, vol.23, fasc.13).
Si confermava così che Gianni Casalini era stato “fonte” registrata del Centro C.S. di Padova dall’11.6.1973 al 17.12.1975 e aveva fornito numerose notizie sull’attività del gruppo di Ordine Nuovo e sulle persone gravitanti a Padova intorno a Franco Freda, all’epoca già arrestato con l’accusa di concorso in strage.
Ad esempio, Gianni Casalini aveva riferito in merito alla presenza in Spagna di Marco Pozzan, Paese nel quale egli attendeva alcuni camerati (cfr. relazione in data 1°.7.1973), al trasferimento a Padova dell’attività politica di Cristano De Eccher dopo la chiusura della sede di Avanguardia Nazionale a Trento (relazione 1°.7.1973), al distacco dal gruppo padovano di Aldo Trinco, Paolo Callegari e Arrigo Merlo, timorosi di incorrere in provvedimenti giudiziari (rel.29.10.1973), alla riorganizzazione di un gruppo di Ordine Nuovo a Ferrara (rel. 28.1.1974), al ruolo svolto da Giovanni Melioli a Rovigo (rel. 30.1.1974), alla riunione tenuta nei pressi di Rimini da esponenti di ordine Nuovo di varie città al fine di riorganizzare il movimento in forma clandestina (rel. 23.3.1974), all’invito pervenuto ai gruppi di Padova e di Ferrara da parte dello svizzero Gaston AMAUDRUZ a partecipare all’assemblea organizzata dal Nuovo Ordine Europeo (rel. 30.12.1974).
Ancora la fonte Turco aveva riferito in merito all’allontanamento da Padova di Massimiliano Fachini al fine di evitare di essere convocato dal giudice Gerardo D'Ambrosio (rel. 1°.7.1973), e all’organizzazione interna di Ordine Nuovo che aveva continuato a disporre di una struttura semi-clandestina, sottostante ai circoli culturali e sportivi di "copertura" quali, appunto, la libreria Ezzelino di Padova e la palestra Fiamma di Mestre, facente capo all’impenetrabile gruppo del dr. Carlo Maria Maggi (rel. 28.4.1975).
Si noti che alcune circostanze riferite da Turco (quali l’allontanamento di Paolo Callegari, commesso della libreria Ezzelino, e di Arrigo Merlo dalla lotta politica e dalla militanza nei comitati in difesa di Freda) sono state ricordate da Vincenzo Vinciguerra (int.21.2.1992, f.2 e 9.3.1992, f.2) a conferma dell’attendibilità delle notizie fornite al S.I.D. da Gianni Casalini.
Tuttavia nel fascicolo trasmesso dal Sismi, pur debitamente protocollato, non compariva nessuna delle importanti notizie accennate nell’appunto del generale Maletti.
Inoltre la fonte Turco risultava dismessa e disattivata alla fine del 1975 senza che dagli atti ne emergesse in alcun modo la ragione. Si rendeva così necessaria una nuova diretta audizione di Gianni Casalini il quale, rintracciato a Padova, veniva per la prima volta sentito da questo Ufficio in data 15 Maggio 1992.
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