Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci delle motivazioni della sentenza di secondo grado sul processo Montante


Quanto alla procedura di ingresso delle società riferibili a Montante nell'associazione degli industriali, la documentazione carente non ne consentiva la ricostruzione, anche se Giovanni Crescente, già direttore di Confindustria Caltanissetta, riferiva di avere appreso da Maurizio Sapienza che uno dei soci presentatori di una delle società di Montante era stato Vincenzo Arnone; Sapienza aveva confermato la circostanza, in particolare, con riguardo alla GIMON s.r.l., che sarebbe stata presentata da Vincenzo Amone e da Pietro Di Vincenzo.

Sulla vicinanza di Montante ad Arnone, notoria negli ambienti degli industriali locali, hanno riferito anche l'ex Presidente di Confindustria Caltanissetta, Francesco Avera, sia Tullio Giarratano, che dell'associazione era stato direttore generale, che tuttavia hanno riferito di averla appresa da Pietro Di Vincenzo.

Pietro Di Vincenzo, costituito parte civile nel presente giudizio, aveva avuto un ruolo di rilievo nell'associazione degli industriali nisseni e successivamente, anche a seguito delle vicende giudiziarie che lo avevano coinvolto, era stato estromesso; Montante lo aveva pubblicamente additato come esponente di un gruppo di potere imprenditoriale compromesso con la criminalità e si era proposto in alternativa a lui.

Sentito in questo procedimento, Di Vincenzo aveva dichiarato che inizialmente i suoi rapporti con Montante erano ottimi tanto che proprio su sua proposta il Montante era stato designato quale componente dell'associazione degli industriali nel consiglio direttivo del consorzio ASI di Caltanissetta. Aveva aggiunto che Montante gli aveva offerto i suoi buoni uffici presso Amone quando Di Vincenzo aveva subito dei danneggiamenti ai beni strumentali delle sue imprese. Poi nel 2005 Montante si era "rivoltato" contro di lui quando si candidò per essere eletto come presidente del!' associazione.

Anche altri testi, come Maria Lucia Di Buono (verb. 24.11.2015), Maurizio Sapienza (verb. 5.12.2015) e Marco Venturi (verb. 12.11.2015), confermavano che Montante si era speso in favore di Di Vincenzo prima di candidarsi alla presidenza dell'associazione accreditando la tesi della sua lontananza da quella personalità.

E tra gli elementi di riscontro il gup segnalava anche il dvd sequestrato al termine della perquisizione del 22.1.2016 presso l'abitazione di Montante, nel quale erano impresse le sequenze di una ripresa video delle prove di un suo discorso di insediamento con un ringraziamento anche all'ing. Di Vincenzo (CNR Squadra Mobile di Caltanissetta del 28.4.2016, p. 76).

Secondo il gup, non era riscontrato che Montante avesse offerto a Di Vincenzo di portare i suoi buoni uffici ad Arnone per far cessare i danneggiamenti alle sue imprese, ma l'episodio non poteva considerarsi eccentrico rispetto alle dinamiche dei rapporti tra Montante e Amone, pure emergenti da altri elementi.

In tal senso veniva letta la vicenda dell'interessamento di Montante per assicurare protezione, rivolgendosi ad Amone, all'amico imprenditore Massimo Romano, che doveva aprire un supermercato a Serradifalco, assicurandogli il reperimento di un locale idoneo e garantendogli l'esonero dal pagamento delle estorsioni a patto di assumere personale segnalato dalla famiglia mafiosa; vicenda di cui parlano i collaboratori di giustizia Pietro Riggio, già attivo nel settore delle estorsione nel territorio di Caltanissetta, e Dario Di Francesco, già reggente della famiglia di Serradifalco dopo l'arresto di Amone nel 2011.

Di Francesco (che era anche la fonte di Riggio) non aveva conoscenza diretta della mediazione di Montante ma l'aveva inferita dalle dinamiche mafiose locali e dal fatto che Montante si era rivolto ad Arnone per reperire i locali.

I due collaboratori hanno comunque riferito che, quando Antonello Montante e il fratello Gioacchino avevano avviato della attività commerciali a Caltanissetta e Riggio aveva manifestato a Di Francesco l'intendimento di chiedere loro il "pizzo", Di Francesco lo aveva indotto a non chiedere somme di denaro, ma ad accontentarsi dell'assunzione di persone a loro vicine e di forti sconti sull'acquisto delle merci.

Di Francesco in un successivo interrogatorio aveva ricordato che alle dipendenze di Montante, nella M.S.A. s.p.a., la società a lui riferibile, aveva assunto i fratelli Giuseppe e Antonio Giaccio, figli di Arcangelo, persona legata a Vincenzo Amone. Assunzione della quale, dopo le perquisizioni a Montante, parlavano con apprensionne Carmela Giardina e Rosetta Cangialosi, strette collaboratrici

dell'imprenditore serradifalchese, nell'intercettazione del 6.2.2016, n 6310.

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