Le cosche sono riuscite a inserirsi all’interno di diversi segmenti che compongono il sistema sanitario pubblico e privato: dagli appalti di fornitura alla direzione di importanti ASL, fino all’ingresso nella distribuzione dei farmaci con l’acquisto e la gestione di farmacie. L’aggressione al sistema di welfare è dettata da molteplici interessi, non solamente di natura economica
Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Per circa un mese pubblichiamo ampi stralci della relazione della Commissione Antimafia della XVII Legislatura
L’analisi delle attività economiche mostra che gli interessi delle organizzazioni criminali si sviluppano ormai in ogni settore: dalle tradizionali attività legate al ciclo del cemento e alla ristorazione; dal commercio all’ingrosso e al dettaglio al turismo; dal gioco d’azzardo, ai rifiuti, dalla sanità allo sport. Le imprese mafiose operano all’interno dei mercati legali attraverso l’utilizzo di strumenti illeciti da cui traggono un indubbio vantaggio: dal lavoro nero alle false fatturazioni, fino all’intimidazione della concorrenza.
Tra i settori tradizionali un ruolo centrale è rivestito dalle costruzioni, nelle quali si include il movimento terra, in alcune aree vero e proprio monopolio della ‘ndrangheta, e dai lavori pubblici, in particolare grandi opere, che come dimostrato dalle indagini hanno ovviamente interessato tutte le organizzazioni, anche se talvolta in maniera diversa da come ci si sarebbe aspettati.
Il capo della locale di Bollate (MI), per esempio, spiegava come il suo interessamento per i lavori di Expo 2015 non fosse orientato tanto all’ottenimento degli appalti maggiori, quanto ai lavori più piccoli, come i chiusini per la fognatura, che gli avrebbero certamente permesso di non incorrere nei controlli preventivi antimafia.
Anche le attività commerciali legate al settore della ristorazione rientrano tra i settori di investimento tradizionali e sono da considerarsi come fondamentali non solo per il riciclaggio, ma anche utili e presidiare capillarmente il territorio: bar e ristoranti rappresentano strategici luoghi di incontro, protette sedi operative e depositi di armi. Alla seconda categoria appartengono tutte quelle attività sì tradizionali ma nelle quali recentemente sono emersi fattori di novità nella modalità di investimento o di conduzione.
Come per esempio nel settore turistico, che coinvolge sempre di più i lidi balneari (anche sulle rive dei laghi) e l’attività di B&B, o quello dell’azzardo anche on-line. Sport, rifiuti e sanità costituiscono settori d’investimento che stanno assumendo un ruolo centrale anche nelle strategie criminali. Nel mercato sanitario si concentrano probabilmente i maggiori vantaggi di cui beneficiano le organizzazioni mafiose. Particolarmente permeabile è risultato il tessuto sanitario lombardo, vero fiore all’occhiello nell’intero Paese, per cui si segnalano i principali casi di infiltrazione da parte della ‘ndrangheta.
Le cosche sono riuscite a inserirsi all’interno di diversi segmenti che compongono il sistema sanitario pubblico e privato: dagli appalti di fornitura alla direzione di importanti ASL, come nella vicenda di Carlo Chiriaco, potente direttore sanitario della ASL di Pavia, fino all’ingresso nella distribuzione dei farmaci con l’acquisto e la gestione di farmacie. L’aggressione al sistema di welfare è dettata da molteplici interessi, non solamente di natura economica. In questo settore le mafie consolidano ed estendono il loro consenso, indispensabile all’esercizio del potere.
In questa logica, la sanità non garantisce solo profitti ma serve anche “a portare voti” e a fornire servizi assistenziali e aiuto alle famiglie, non solo quelle mafiose, che dai paesi del sud si spostano nei centri d’eccellenza del nord per farsi curare. Anche lo sport rappresenta un settore emergente che consente di incrementare il consenso sociale e di ampliare la rete di relazioni personali, di cui si è già ricordata l’importanza.
La Commissione ha dedicato a questa materia una specifica relazione alla quale si rinvia per una più esauriente trattazione, ma è opportuno ribadire che si tratta di un fenomeno che va indagato con maggiore attenzione, sia sul versante delle squadre locali, come per esempio la vicenda del Mantova calcio, sia sul versante di quelle inserite nel campionato di serie A, poiché costituisce uno snodo cruciale per comprendere l’evoluzione delle strategie criminali mafiose.
Le attività illegali
Le infiltrazioni nell’economia legale non hanno fatto arretrare l’operatività delle mafie in quella propriamente illegale, che nelle regioni settentrionali sta vivendo una fase di trasformazione. A partire dal mercato degli stupefacenti, che continua a essere il più remunerativo e nel quale si segnalano almeno tre elementi di novità. Il primo riguarda le tipologie di consumi e, nello specifico, l’incremento delle droghe sintetiche che trovano larga diffusione a fianco delle sostanze più tradizionali, quali cannabis, eroina e cocaina.
Il secondo riguarda invece la “inedita centralità su scala internazionale della ‘rotta mediterranea’” che dall’Afghanistan attraversa il Medio Oriente e gli Stati africani (Africa occidentale e meridionale) a discapito della rotta balcanica (che passa dalla Turchia), recentemente assai meno battuta dai trafficanti in corrispondenza dell’inasprimento delle misure repressive e della diminuzione della domanda sul mercato europeo.
La terza e più rilevante novità, nel panorama settentrionale, è rappresentata dalla “crescente natura pluralistica del mercato della cocaina”, che sembra trovare conferma anche nelle testimonianze di magistrati, operatori delle forze dell’ordine e osservatori privilegiati. Il fenomeno sembra infatti riguardare in modo particolare i clan calabresi operanti nelle regioni settentrionali, con una evidenza di rilievo in Lombardia.
Parallelamente risulterebbero sempre più attive, in Europa come in Italia, alcune organizzazioni criminali straniere, in particolare di origine slava che, secondo i dati acquisiti, stanno conquistando segmenti di mercato all’interno della piazza oggi più importante, quella di Milano e del suo hinterland. Significativi cambiamenti si riscontrano anche nelle modalità con cui si realizzano i reati più antichi, come le estorsioni.
Il pizzo nella sua formula tradizionale (versamento diretto di denaro contro “protezione”) resta una pratica diffusa al nord, tuttavia, accanto alle tradizionali azioni intimidatorie (minacce, incendi dolosi) a sostegno delle tipiche forme estorsive, recentemente si sono andati delineando modi operandi più sofisticati che fanno leva su meccanismi fiscali, commerciali e finanziari, tra i quali si segnala in particolare il ricorso sempre più frequente alle false fatturazioni, producendo l’effetto aggiuntivo di alzare il grado di complicità degli stessi imprenditori taglieggiati.
In questo tipo di attività, le organizzazioni mafiose selezionano le vittime a partire dalla loro origine meridionale. Si realizza pertanto nelle regioni settentrionali, attraverso la storica attività estorsiva, la tendenza dei clan calabresi, così come di quelli campani e siciliani, di imporre un asfissiante controllo su quei settori economici in cui è maggiormente rilevante la presenza imprenditoriale dei propri conterranei, a partire da edilizia e movimento terra. Cambiano anche le modalità con cui viene praticata l’usura, la cui dinamicità attuale porta a collocarla all’interno del concetto ben più esteso di “credito mafioso”.
Nuove e sempre più diversificate forme di usura si sono infatti sviluppate in corrispondenza della lunga recessione economica che ha colpito il Paese, allargando notevolmente la base sociale delle vittime un tempo circoscritta a imprenditori incauti oppure a fasce sfavorite e marginali. Incoraggiate dalle favorevoli contingenze legate alla crisi, le organizzazioni mafiose hanno oggi accresciuto la loro presenza all’interno di questo mercato, sperimentando pratiche sempre più complesse e remunerative.
A partire dall’impiego delle false fatturazioni che, come per le estorsioni, è sempre più diffuso e nel caso del credito mafioso riveste numerose funzioni: dalla copertura di prestiti usurari a strumento di riciclaggio, dalla creazione di fondi neri a mezzo con cui occultare l’evasione fiscale
In questi casi il profilo delle vittime di usura si discosta da quello individuato per le vittime di estorsione.
La tendenza che emerge dall’analisi dei principali atti giudiziari vede infatti soggetti di origine settentrionale quali principali bersagli dei clan. Un dato che appare ancor più accentuato tra coloro i quali si rivolgono alle organizzazioni mafiose per attività di recupero crediti e creazione di fondi neri.
Un altro settore criminale in ascesa per cui si segnalano trasformazioni di rilievo è senza dubbio quello della contraffazione. Se in passato rappresentava un’attività quasi di nicchia circoscritta a vocazioni territoriali, con la globalizzazione dei mercati essa ha assunto una dimensione transnazionale. Tuttavia, le organizzazioni mafiose italiane vi rivestono ancora un ruolo rilevante, benché in Italia la presenza di gruppi criminali stranieri coinvolti, soprattutto di origine cinese, sia cresciuta esponenzialmente.
Secondo la DNA, il mercato della contraffazione appare ormai contraddistinto da una presenza pressoché paritaria di criminalità italiana e straniera, con “una pericolosa interazione tra gruppi criminali di origine straniera e gruppi criminali endogeni”.
La camorra svolge anche al nord un ruolo egemone rispetto alle altre organizzazioni mafiose, risultando protagonista di tutte le fasi di cui si compone la filiera del falso (produzione, commercializzazione, esportazione). Quanto alla ‘ndrangheta, il suo coinvolgimento in questo mercato appare riconducibile al ruolo del porto di Gioia Tauro quale canale d’ingresso delle merci provenienti dall’Asia sud-orientale. Mentre per cosa nostra e sacra corona unita non si riscontrano segnali di una loro presenza nel settore.
Vanno infine menzionati quei settori criminali nei quali non si segnala un coinvolgimento diretto delle organizzazioni mafiose italiane. È questo il caso della tratta di esseri umani e del traffico di armi e soprattutto della prostituzione che, contrariamente a diffusi luoghi comuni, vede le organizzazioni di stampo mafioso italiane rivestire un ruolo di secondo piano rispetto ai gruppi criminali di origine straniera, veri protagonisti nell’intera filiera dello sfruttamento di giovani donne connazionali.
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