Sia Giorgia Meloni che Friedrich Merz stanno cambiando connotati ai servizi segreti, ampliando la portata (e la natura) del raggio di azione dell’intelligence. 

In Italia l’articolo 31 del primo decreto sicurezza ha introdotto «la direzione e l’organizzazione di associazioni con finalità di terrorismo». In Germania una apposita riforma del servizio di intelligence federale (BND) mira a espandere il margine di intervento, includendo tra le altre cose il «sabotaggio».

I vari tasselli del puzzle europeo mostrano una tendenza comune, ma anche una differenza non da poco: in Germania il governo di coalizione lavora da tempo a una riforma apposita, che in quanto tale non può sottrarsi al vaglio dell’opinione pubblica e alla dialettica politica, mentre in Italia un cambiamento a dir poco significativo è stato infilato in modo surrettizio in un articolo di un provvedimento approvato attraverso la decretazione d’urgenza, giustificato dalla premier ai cittadini come soluzione emergenziale ai loro bisogni di ordine e sicurezza («Questo decreto trasforma le parole in fatti contro i ladri di case», Meloni dixit). Questa modalità di eccezione viene poi addirittura resa sistematica dato il ricorrere di un secondo pacchetto sicurezza nelle scorse settimane.

Il governo Meloni e le «associazioni terroristiche o eversive»

In Italia è tramite il decreto sicurezza che il governo Meloni ha sottratto alla punibilità, e in tal senso ha avallato, persino la direzione e organizzazione di gruppi terroristici o eversivi da parte dei servizi.

Nel dettaglio, come aveva portato all’attenzione su questo giornale Nello Trocchia nell’estate 2025, l’articolo 31 del decreto si muove su due versanti: da una parte rende permanenti norme introdotte in via provvisoria in precedenza; dall'altra introduce anche ulteriori disposizioni per «il potenziamento dell’attività di informazione per la sicurezza». Tra queste vi è la previsione di rendere non punibili «la direzione e l’organizzazione di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico», «la detenzione di materiale con finalità di terrorismo», «la fabbricazione, l’acquisto o la detenzione di materie esplodenti».

Per capire quali siano i rischi di questa modifica, si può far riferimento alla sintesi della giurista Vitalba Azzollini sempre su Domani: «Già prima erano tante le condotte che i servizi potevano porre in essere senza essere punibili (si chiamano condotte scriminate) e il decreto sicurezza ne ha aggiunte altre. È previsto che i servizi segreti possano dirigere e organizzare associazioni con finalità terroristiche o sovversive. Il rischio è che questa possibilità di commettere illeciti senza essere sanzionati possa essere utilizzata in modo improprio – non sarebbe la prima volta nel nostro paese – così da ritorcersi proprio contro gli interessi dello stato, che invece dovrebbe tutelare». 

Tutto ciò è stato introdotto tramite decreto e formulato – notano Trocchia e Azzollini –  «in modo oscuro, pieno di rinvii, senza la dovuta chiarezza normativa». Insomma, senza l’adeguato dibattito e scrutinio democratico che un intervento di tale portata avrebbe richiesto. 

Il governo Merz e «il sabotaggio»

I piani merziani di riforma invece sono nel dibattito pubblico da circa un anno: era già chiaro da tempo che qualcosa bollisse in pentola, e se ne è trovata traccia anche nell’accordo di coalizione (il governo Merz si basa sull’alleanza tra i cristianodemocratici e sociali, Cdu e Csu, e i socialdemocratici, l’Spd).

Il 2026 è iniziato con l’ufficio del cancelliere in pieno fermento, mosso dall’obiettivo di trasformare il servizio di intelligence in questione (il BND) in senso proattivo. Mentre finora era l’orecchio teso verso le informazioni, ora potrebbe attivamente compiere una gamma di azioni tra le quali – ed è il punto che ha suscitato più clamore nel dibattito – anche il sabotaggio.

Va detto che perché ciò possa avvenire deve essere prima determinata una situazione «speciale» di intelligence (una minaccia per il paese o i suoi alleati); la cornice è quella di possibili attacchi ibridi (hackeraggi e dintorni) o via droni, e anche lo stesso sabotaggio in questione è presentato come una possibilità verso minacce esterne (mentre l’articolo 31 italiano contempla il versante interno: si veda il riferimento all’eversione antidemocratica).

Il disegno di legge è stato contestualizzato all’opinione pubblica come una svolta dettata dal contesto internazionale: in particolare dalla minaccia russa, ma anche dalle difficoltà nuove nella gestione dell’intelligence in questa èra Trump 2.0. Con questi presupposti la maggioranza di governo mira da una parte ad ampliare i poteri del BND, dall’altra ad alleggerire l’attuale modello di supervisione serrata sul suo operato (in particolare da parte del Parlamento, tramite la commissione di Controllo parlamentare del Bundestag (PKGr).

Data la proiezione dell’Ue verso la «prontezza 2030» a un conflitto (come l’ha battezzata Ursula von der Leyen dai tempi di ReArm Europe) e la pressione a cui sono sottoposte le democrazie europee, questi pezzetti italo-tedeschi del puzzle potrebbero iniziare a segnalare una riconfigurazione più ampia e profonda. 

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