«Intende dire che vuole police – sorvegliare e punire –  il linguaggio che viene utilizzato nelle proteste? Oppure intende dire che vuole vietarle?», chiede l’intervistatore del programma Today della BBC al premier del Regno Unito. E lui, il laburista Keir Starmer, risponde: «Certamente la prima che ha detto, e in alcuni casi anche la seconda. È ora di farlo».

A innescare l’ulteriore torsione anti proteste del governo è l’attacco antisemita di Golders Green, compiuto questa settimana a Londra da Essa Sulaiman, che aveva problemi di salute mentale ed episodi di violenza alle spalle e che era già noto alle autorità, dato che nel 2020 era stato segnalato nell’ambito del programma governativo antiterrorismo Prevent.

La stretta di Starmer

Dopo l’attacco, il governo Netanyahu aveva lanciato frecciate a quello britannico, accusato di reagire in modo «debole», e Starmer stesso era stato contestato durante la sua visita a Golders Green di giovedì. In quel contesto aveva già pronunciato quello che il Guardian ha definito come «il suo discorso più duro» in tema di antisemitismo: «Aprite gli occhi sulle sofferenze degli ebrei!».

Già a metà settimana, erano partiti gli avvertimenti sulle proteste. «Chiunque protesti coi supporter di Hamas sta venerando l’uccisione di ebrei», aveva detto Starmer nel suo discorso. Ma un ulteriore segnale era arrivato da Jonathan Hall KC, il revisore indipendente del governo sul terrorismo e le minacce allo stato, il quale aveva proposto la sospensione delle proteste per la Palestina, scatenando così la reazione indignata del gruppo Stop the War Coalition: «Sbagliato identificare queste proteste con l’antisemitismo».

L’intervista recente di Starmer segna un’ulteriore svolta, in un clima già compromesso: negli scorsi mesi il governo laburista ha reagito con ondate di centinaia di arresti contro chi protestava per la messa al bando di Palestine Action; e nonostante l’Alta Corte abbia dichiarato non valido quel divieto, il governo ha pure fatto ricorso.

Controllare il linguaggio, vietare alcune proteste

Tornando allora alle ultime dichiarazioni, Keir Starmer dichiara che «quando vedi, quanto senti alcuni di quei cori, per esempio “globalizziamo l’intifada”, allora è evidente che in casi come questi la reazione deve essere più dura». Il controllo passa dal linguaggio – «police the language», come sintetizza l’intervistatore, con Starmer che annuisce vistosamente – ma arriva fino a vietare alcune proteste tout court. Su questo il premier dice che «ci sono casi» in cui supporterebbe lo stop.

Starmer sostiene a parole di voler difendere il diritto di manifestazione ma si dice preoccupato per «l’effetto cumulativo di queste proteste sulla comunità ebraica». Il capo della polizia metropolitana Mark Rowley ha parlato di «pericoloso e preoccupante» mix di crimini d’odio, terrorismo e coinvolgimento di Stati ostili, il cui esito è un’atmosfera spaventosa per gli ebrei britannici. 

La sfida a sinistra

«Il premier usa la sofferenza e la paura degli ebrei per minacciare ulteriori restrizioni autoritarie contro proteste pacifiche», ha commentato Zack Polanski, leader del partito verde. «Quella sarebbe la peggior risposta agli attacchi di Golders Green, in quanto non farebbe che alimentare la divisione mentre il ruolo di una leadershop responsabile è ricostruire l’unione tra le persone».

Come aveva segnalato Angelo Boccato su Domani, il leader ebreo dei Verdi Zack Polanski si staglia come alternativa ai laburisti nella sfida non solo a Farage ma al clima di odio che imperversa nel Regno Unito. Tra meno di una settimana si terranno le elezioni locali, nelle quali il Labour si avvia verso sonore batoste, mentre i Green crescono nei consensi mangiando fette di elettorato ai laburisti. 

In questo contesto vanno lette le polemiche tra Starmer e Polanski. Il premier laburista aveva a sua volta criticato Polanski per aver condiviso un post sui social in cui si stigmatizzava la gestione dell’arresto del sospettato da parte della polizia («picchiando ripetutamente un malato mentale quando era già stato paralizzato col taser»). «Non avrei dovuto commentare l’operato della polizia», si è scusato Polanski, il cui post era già stato bollato da Starmer come «vergognoso».

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