Il nuovo premier ha costretto gli istituti come Mcc a chiudere, ma l’avamposto di Bruxelles rinasce con nuovo nome. Intanto il Danube Institute si rilancia dagli States: la macchina di soft power orbaniana si rigenera e punta sugli Usa. Attenzione al finale a sorpresa: pure Magyar ha canali con Washington
In questa storia di ideologia e potere il finale non è quello che sembra. Si potrebbe pensare che con la sconfitta elettorale di Viktor Orbán e la scelta del suo successore, Péter Magyar, di stroncare la macchina di soft power orbaniana, la parola “fine” – o un cartellone con scritto «chiuso» – campeggi sopra ai portoni del Danube Institute o delle varie sedi (ungheresi e non) del Mathias Corvinus Collegium (Mcc). La storia ufficiale è in effetti questa: con l’estate i vari think tank orbaniani