Nessun sondaggio aveva previsto la sua vittoria, dopo una candidatura appoggiata senza troppo entusiasmo dal partito e una campagna piatta e prevedibile. Eppure, ieri il socialista António José Seguro ha conquistato il 31,11 per cento dei voti, diventando il principale candidato alla presidenza della Repubblica portoghese e assicurandosi un posto al ballottaggio previsto per il prossimo 8 febbraio.

Ex segretario del Partito Socialista (Ps), criticato sia tra le file della sua formazione che dal resto della sinistra per le sue posizioni centriste, Seguro è riuscito a ottenere il miglior risultato elettorale dei socialisti dal 2022, ovvero da quando l’ex primo ministro António Costa aveva conquistato la maggioranza assoluta in parlamento. Con le dimissioni di Costa per uno scandalo per corruzione a fine 2023, il Ps sembrava entrato in una profonda crisi che l’ha portato al suo peggior risultato della storia alle elezioni dello scorso anno, quando il partito di estrema destra Chega gli ha rubato il titolo come seconda forza politica del paese.

La performance dell’ultradestra

Il leader di Chega Andre Ventura
Il leader di Chega Andre Ventura
Il leader di Chega Andre Ventura

Molto meno sorprendente, ma altrettanto significativo, è stato proprio il risultato di André Ventura, il leader dell’ultradestra, che da settimane figurava tra i favoriti per passare al ballottaggio. Con il 23,52 per cento dei voti, Ventura è ampiamente riuscito nel suo obiettivo di superare il risultato del 2021, quando alle presidenziali si era fermato al terzo posto e a diventare il primo candidato di estrema destra alla presidenza della Repubblica della storia del paese.

Lo stesso non può dire Luís Marques Mendes, il grande sconfitto di queste elezioni: con l’11,3 per cento dei voti, il suo è il peggior risultato elettorale della storia del Partido Social-Democrata (Psd) non solo alle presidenziali, ma anche alle parlamentari e legislative. Né la sua lunga traiettoria nel Psd, sfociata da qualche anno in una carriera da analista politico in tv (un salto che, per l’attuale presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, si era rivelato vincente), né il sostegno del primo ministro Luís Montenegro sono riusciti ad assicurargli la vittoria, anzi: lungo tutta la campagna, Mendes non è mai riuscito a liberarsi dall’etichetta di “candidato del sistema”.

Con il 16 per cento dei voti, resta a un passo dal podio resta il liberale João Cotrim de Figueiredo, che ha dimostrato di possedere un capitale politico ben superiore a quello del suo partito (Iniciativa Liberal, che alle scorse elezioni ha ottenuto circa il 5 per cento delle preferenze), soprattutto nelle grandi città come Porto e Lisbona, dove è riuscito a rubare il secondo posto a Ventura. In assenza di risultati precedenti, l’ammiraglio Henrique Gouveia e Melo, l’unico dei quattro candidati provenienti dalla società civile ad avere una possibilità di vincere il primo turno, perde contro sé stesso: nonostante sia stato il primo a candidarsi e uno dei favoriti per buona parte della campagna (a novembre alcuni sondaggi lo davano addirittura al 30 per cento), ieri ha ottenuto solo 12,32 per cento dei voti.

Chi perde

Tra gli sconfitti troviamo infine tutte le formazioni a sinistra del Ps (Livre, Bloco de Esquerda e il Partido Comunista Portugués), che insieme non superano il 4,38 per cento e gli altri tre candidati indipendenti: nell’elezione presidenziale più atomizzata nella storia portoghese non c’è stato spazio per loro, complice anche la chiamata al “voto utile” degli ultimi giorni che potrebbe aver favorito il candidato socialista.

Una chiamata che Seguro ha continuato a fare anche nel suo discorso di ieri sera, quando ha chiesto di far convergere su di lui al ballottaggio di voti di una destra frammentata: una strategia che aveva già sperimentato, anche se a sinistra, un altro socialista, Mário Soares, nel 1986, e che tuttavia si era rivelata fallimentare. «Succederà di nuovo» ha previsto il suo principale avversario, André Ventura, facendo riferimento alla stessa elezione e dichiarando di essere «l’unica alternativa al socialismo che ci distrugge». Il leader dell’estrema destra non ha invece accennato in nessun momento a chi potrebbe sostituirlo alla guida del partito (un tema delicato, data la corta traiettoria della formazione, nata nel 2019, e la grande personalizzazione del suo approccio alla politica), concentrandosi invece sul definire il ballottaggio «una lotta per l’anima del nostro paese».

Una lotta nella quale molti ormai ex candidati hanno deciso di non immischiarsi: sia Mendes (centrodestra) che il liberale Cotrim hanno già dichiarato che il loro sostegno non andrà né a Seguro, né a Ventura (anche se Cotrim durante la campagna si era fatto scappare un eventuale sostegno al leader di estrema destra, per poi ritirarlo molto velocemente). L’ammiraglio Gouveia e Melo ha scelto, per ora, di aspettare, mentre tutti gli esponenti di sinistra (Catarina Martins, António Filipe e Jorge Pinto) hanno dato il loro endorsement al candidato socialista.

La casa dei democratici

L’ammiraglio Henrique Gouveia e Melo
L’ammiraglio Henrique Gouveia e Melo
L’ammiraglio Henrique Gouveia e Melo

Per Seguro sarà fondamentale, nelle prossime tre settimane, ottenere l’appoggio dell’indeciso Gouveia e Melo e dei suoi oltre 600mila sostenitori e consolidare la narrazione che ha iniziato a tessere nelle ultime settimane: quella del voto non solo “utile”, ma soprattutto democratico, per convincere l’elettorato di centro e di destra. «Questa non è una candidatura di partito, è la casa di tutti i democratici: sono tutti benvenuti» ha dichiarato durante il suo discorso della vittoria ieri sera.

Davanti allo scenario che da giorni sembrava più probabile, lo stesso che, come ha sottolineato Riccardo Marchi, professore di Relazioni internazionali all’Università Lusófona di Lisbona, «si è presentato in Francia nel 2002 tra Chirac e Le Pen, con la prospettiva di un presidente di ultradestra che coagula il voto verso l’altro candidato», Ventura sa, in fondo, di avere già vinto.

Come ha notato il giornale portoghese Expresso, infatti, «il leader di Chega guarda lontano e, se non vincerà al secondo turno, avrà la forza necessaria per ottenere ciò che vuole: arrivare al potere esecutivo. Il suo obiettivo è [il primo ministro] Luís Montenegro: sta già pianificando il giorno in cui gli converrà sferrare il colpo finale».

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