Per trovare ispirazione per le elezioni presidenziali che si terranno domenica in Portogallo, il leader dell’estrema destra André Ventura non è dovuto andare lontano. Gli è bastato aprire Youtube a settembre e scoprire che un utente aveva chiesto all’AI di generare una canzone che rispecchiasse il programma di Chega, il partito che ha fondato nel 2019. In poche settimane, Ventura ha trasformato la parodia non solo nell’inno della sua campagna, ma anche in uno dei suoi slogan: «Questo non è il Bangladesh».

Il messaggio è apparso su numerosi cartelloni in tutto il Paese, generando polemiche e dando un’iniezione di novità a una campagna elettorale che, per temi (immigrazione, salute, crisi abitativa), non è stata poi così diversa da quella per le legislative dello scorso maggio. La posta in gioco, però, in questo caso, è diversa: domenica la popolazione portoghese sceglierà il suo prossimo presidente della Repubblica, una carica che prevede un mandato da cinque anni e che ha poteri legislativi ed esecutivi superiori rispetto a quelli previsti in Italia.

Per Ventura, che la maggioranza dei sondaggi dà intorno al 20 per cento e con un’alta probabilità di passare al secondo turno, l’autocandidatura è stata una scelta obbligata. «Il partito è cresciuto molto, ma mancano figure convincenti per le grandi occasioni. Ventura, però, non si è candidato per vincere: il suo obiettivo è superare il risultato del 2021 e diventare il primo politico di estrema destra ad arrivare al secondo turno», ha commentato Riccardo Marchi, professore di Relazioni internazionali all’Università Lusófona di Lisbona.

Se, infatti, negli ultimi dieci anni, il presidente uscente era riuscito a farsi eleggere al primo turno superando il 50 per cento dei voti, è molto improbabile che qualcuno degli undici candidati riesca a fare lo stesso, a causa proprio della grande frammentazione delle proposte. Tutti i partiti hanno scelto di sostenere un candidato (a eccezione dell’ecologista Pan), senza impegnarsi nel cercare una candidatura su cui far convergere i voti. Ai sette provenienti dalla politica si sommano poi quattro indipendenti che sono riusciti a raccogliere le firme necessarie per convalidare la loro candidatura.

gli altri favoriti

Insieme a Ventura, i favoriti sono il socialista António José Seguro, unico candidato di sinistra che potrebbe passare al secondo turno nonostante la profonda crisi in cui è immerso il partito, e il liberale João Cotrim de Figueiredo, che ha dimostrato, secondo Marchi, «di avere un capitale politico superiore a quello del suo partito», che alle ultime elezioni aveva ottenuto il 5 per cento. Negli ultimi giorni, tuttavia, Figueiredo è stato accusato di molestie sessuali da parte di un’ex collaboratrice dello stesso partito, uno scandalo che potrebbe allontanarlo dal podio.

A poca distanza troviamo l’unico candidato indipendente con previsioni di voto a due cifre, l’ex capo di Stato maggiore della Marina portoghese Henrique Gouveia e Melo, deciso a entrare in politica sfruttando la sua buona gestione del piano di vaccinazione contro il covid-19, e infine Luís Marques Mendes, il candidato del centrodestra, che però è penalizzato dalla competizione con i liberali e Chega.

Il secondo turno

In un eventuale secondo turno, lo scenario più probabile «è quello che si è presentato in Francia nel 2002 tra Chirac e Le Pen, con la prospettiva di un presidente di ultradestra che coagula il voto verso l’altro candidato», ha spiegato l’esperto, secondo cui lo scenario più «interessante» sarebbe uno spareggio tra Ventura e il socialista Seguro: un’eventualità che metterebbe molto in difficoltà il governo di centrodestra che si troverebbe a sostenere Ventura (una linea che il primo ministro Montenegro si è rifiutato molte volte di oltrepassare) o di quello del centrosinistra, il suo storico avversario (alimentando la retorica di un establishment che resta in piedi dal 1976).

Se a livello nazionale queste elezioni potrebbero sancire la svolta a destra del Portogallo, sul piano europeo e globale, invece, l’impatto sarà molto minore. «Tutti e cinque i principali candidati, Ventura incluso, sono europeisti convinti, pro-atlantisti e pro-NATO: tutti molto lontani dalle posizioni di "denuncia" alla Sánchez. Chi si può spingere più in là è Ventura che ha appoggiato l'operazione anti-Maduro e supporta Netanyahu, ma su questioni europee come la Groenlandia si allineerebbe al realismo europeista dei Patriots e di ECR come fanno Meloni o Salvini», ha concluso Marchi.

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