Dopo il trionfo del sindaco laburista di Greater Manchester alle suppletive della scorsa settimana, le dimissioni del premier erano solo questione di tempo, quello necessario a gestire una transizione ordinata durante l’estate. Stamattina l’annuncio, atteso e “propiziato” da Trump
Quando Andy Burnham, il sindaco di Greater Manchester, è riuscito a trasformare le elezioni suppletive della scorsa settimana in un (insolito di questi tempi) trionfo del partito laburista, conquistando quel seggio necessario per poter diventare primo ministro, l’ora della fine del mandato di Keir Starmer è scoccata.
E per quanto lui avesse provato a resistere e ad adottare toni di sfida, la sua debolezza politica e soprattutto il suo stesso partito hanno contribuito a togliere ogni dubbio: questa mattina Starmer ha dovuto dimettersi, anzitutto da leader del Labour per poi lasciare anche il numero 10 di Downing Street a Burnham. Giusto il tempo per gestire, durante l’estate, una transizione ordinata.
La versione di Starmer
Prima il flop alle elezioni locali e il parallelo crescere dei Verdi come forza alternativa all’estrema destra arrembante di Reform, poi le rivolte xenofobe sobillate da Tommy Robinson e dal suo sostenitore Elon Musk: che Starmer non stesse passando un gran momento politico era evidente. La sfida è stata, per un Labour acciaccato e già snaturato dalle precedenti purghe starmeriane, riuscire a pensare un’alternativa dall’interno. Burnham – come ha scritto Marzia Maccaferri su Domani la scorsa settimana – non è un outsider, ma si è dimostrato il più capace, almeno per ora e alle ultime suppletive, nel presentarsi come alternativa a Reform di Nigel Farage, l’estrema destra che è cresciuta “mangiandosi” elettoralmente anche i Tories.
Durante il suo discorso di dimissioni, Starmer si è dipinto come un salvatore della patria, capace di fare un passo indietro per amore del partito e della nazione, sulle cui difficoltà ha invece buona parte di responsabilità: era arrivato al governo con un risultato elettorale incredibilmente positivo per i Labour, ma questo capitale politico è stato rapidamente dilapidato.
Nella conferenza stampa di questo lunedì mattina, Starmer ha tuttavia difeso il proprio operato, ricordando di aver preso le redini, sei anni fa, di un Partito laburista «politicamente, finanziariamente e moralmente fallito». Il premier ha sottolineato che all'epoca molti ritenevano il Labour «finito» ed erano convinti che una vittoria elettorale fosse impossibile. «Ma abbiamo dimostrato che quelle persone si sbagliavano» ha continuato Starmer, rivendicando di aver «estirpato il veleno dell'antisemitismo» e di aver ripristinato la fiducia del paese nell'economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale. Il leader laburista ha inoltre sostenuto di aver riportato il partito a schierarsi «con orgoglio accanto alla nostra bandiera nazionale, e non contro di essa».
Cosa succede ora: il calendario della transizione
«I have spoken to His Majesty the King this morning to inform him of my decision». Dopo le comunicazioni di Starmer al re, parte l’iter ufficiale per la transizione. Ovviamente Farage spinge per andare a elezioni, ma se il Labour muove ordinatamente ciò non avverrà. Gli sviluppi si consumeranno comunque durante l’estate.
Le prossime tappe, come Starmer stesso le riassume: «Chiederò al comitato esecutivo nazionale del partito laburista di predisporre un calendario per le candidature, che si apra il 9 luglio e che sia completato entro la pausa estiva. Nel caso di una competizione interna, si svolgerà comunque in modo tale che un nuovo leader sia nominato prima che il Parlamento torni alle sue attività a settembre».
Starmer continuerà quindi a svolgere le funzioni di primo ministro finché la competizione interna al Labour sarà stata svolta, e «farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per assicurare una transizione ordinata del potere».
Che tempi aspettarci quindi? A dir poco improbabile che a questo punto Burnham trovi ostacoli sulla sua via: l'ex ministro Wes Streeting, che era già finito in secondo piano in termini di consensi, ha annunciato questo lunedì mattina che non correrà.
E quindi senza rivali da battere, già entro metà luglio, quando comincia la pausa estiva parlamentare, Burnham potrebbe aver già assunto le redini sia del partito che del governo. In caso di competizione interna, ciò avverrebbe invece circa un mese dopo, in tempo per il rientro dei parlamentari il primo settembre.
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